Strasburgo, 19 ottobre 2021 - La Polonia risponde a muso duro alla Ue dopo gli attacchi per la sentenza della Corte costituzionale polacca che ha stabilito il primato del diritto nazionale su quello europeo. "Non è ammissibile che si parli di sanzioni. Respingo la lingua delle minacce e del ricatto", ha detto il premier Mateusz Morawiecki alla seduta dell'Europarlamento a Strasburgo. Un intervento duro di replica alle parole della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che aveva parlato poco prima, rimarcando come quella sentenza "costitutisce una sfida diretta all'unità degli ordinamenti giuridici europei" e ai valori comuni dell'Europa.

Varsavia: "Abbiamo combattuto il Terzo Reich"

"Troppo spesso abbiamo a che fare un'Europa dei doppi standard. Non dobbiamo lottare uni contro altri - ha detto Morawiecki - . Non dobbiamo cercare colpevoli dove non ci sono. La Polonia è attaccata in modo parziale e ingiustificato. Le regole del gioco devono essere uguali per tutti. Non è ammissibile che si parli di sanzioni. Respingo la lingua delle minacce e del ricatto"

"In Polonia la fiducia per l'Europa resta ai livelli più alti, oltre il 56% dei polacchi dice chiaramente la Polonia è e resterà membro dell'Unione - ha proseguito il capo del governo di Varsavia -. E il mio governo e la maggioranza parlamentare è parte di questa maggioranza pro-europea in Polonia". Ma, ha aggiunto, "questo non vuol dire che non ci siano preoccupazioni circa l'indirizzo che assume l'Unione, una preoccupazione purtroppo giustificata". 

"Non sono d'accordo che dei politici minaccino e terrorizzino la Polonia - ha detto ancora il premier -. Il ricatto è diventato un metodo di fare politica verso alcuni Stati membri, ma non è così che agiscono le democrazie. Noi siamo un Paese fiero. Abbiamo pagato con tante vittime la nostra lotta per la democrazia. Abbiamo salvato Parigi e Berlino dagli attacchi bolscevichi", combattuto "contro il Terzo Reich" e lottato anche quando "Solidarnosc ha dato speranza di rovesciare il sistema totalitaristico russo". 

"Il diritto dell'Unione non può essere sopra le Costituzioni, non può violarle - ha rimarcato -. L'Unione Europea non è uno Stato, lo sono invece i 27 Paesi membri dell'Ue che rimangono sovrani, al di sopra dei Trattati. Sono gli Stati membri che decidono quali competenze vengono trasferite all'Unione. Quindi la sferzata. "Bisogna dire basta, le competenze dell'Unione europea hanno dei limiti, non si può continuare a tacere nel momento in cui vengono oltrepassati questi limiti. Per questo diciamo sì all'universalismo europeo e no al centralismo europeo".

E ancora: "Aboliremo la sezione disciplinare" della Corte suprema "perché i meccanismi introdotti sulla responsabilità non hanno risposto alle nostre aspettative", ha detto Morawiecki confermando quindi l'intenzione di Varsavia di eliminare l'organismo di vigilanza sul potere giudiziario. 

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Discorso troppo lungo, la lite

Non sono  mancati momenti di frizione come quando il vice presidente del Parlamento europeo, Pedro Silva Pereira, ha richiamato Morawiecki chiedendogli di concludere il suo discorso. Il premier ha reagito dicendo che gli era stato detto di poter intervenire per "30-35 minuti". "Non confermo", ha replicato il presidente della seduta. "Non mi disturbi, ora finisco di parlare", ha ribattuto Morawiecki. "Grazie signor primo ministro, spero che apprezzerà che sono stato molto flessibile per quando riguarda i tempi di parola, quindi nessuno potrà lamentarsi del fatto che non ha avuto tempo sufficiente per spiegare le sue posizioni", ha detto alla fine Silva Pereira. 

Le parole di Von der Leyen

Prima del premier polacco ha parlato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sottolineando di essere "fortemente preoccupata" perché la sentenza sentenza della Corte costituzionale polacca "mette in discussione la base dell'Unione europea". "Costitutisce una sfida diretta all'unità degli ordinamenti giuridici europei - ha detto -. Stiamo valutando tra le varie opzioni un ricorso alla Corte di Giustizia. Non possiamo tollerare e non tollereremo che valori comuni come quelli sullo stato di diritto vengano messi a rischio". "Il popolo polacco ha avuto un ruolo fondamentale per la tenuta della nostra Unione, e così sarà sempre - ha sottolineato von der Leyen -.La Polonia è parte dell'Europea e sempre sarà cuore dell'Europa. Viva la Polonia, viva l'Europa".

La Commissione Europea è "il guardiano dei trattati", ha "il dovere di proteggere i diritti dei cittadini Ue, ovunque vivano" e non permetterà che "i nostri valori comuni siano messi a rischio", quindi "agirà"., ha detto ancora la presidente. Tra le "opzioni" sul tavolo c'è il ricorso al "meccanismo di condizionalità" e ad altri "strumenti finanziari - ha proseguito nel suo intervento Ursula von del Leyen -  Il governo polacco deve spiegarci come intende proteggere i fondi Ue" dalle conseguenze della sentenza del Tribunale Costituzionale. "Perché nei prossimi anni investiremo 2.100 miliardi di euro", tra Next Generation Eu e Mff, "soldi dei contribuenti Ue. Dobbiamo proteggere il bilancio Ue dalle violazioni dello Stato di diritto". 

Un'altra opzione, ha dichiarato sempre von der Leyen, è quella di avviare una "procedura d'infrazione" nei confronti della Polonia, "sfidando giuridicamente" la sentenza del Tribunale Costituzionale. C'è poi la procedura prevista dall'articolo 7, "lo strumento potente previsto dai trattati: dobbiamo tornarci. Perché ricordo che la Corte Costituzionale polacca che ha messo in dubbio la validità dei trattati è la stessa Corte che per l'articolo 7 non consideriamo né indipendente né legittima. E questo, in molti modi, chiude il cerchio", ha concluso.

A introdurre il dibattito è stato invece il ministro degli Esteri sloveno, Anze Logar. "La primazia del diritto Ue è il fondamento dell'eguaglianza nel modo in cui vengono trattati gli Stati, garantisce che tuti i cittadini godano degli stessi diritti: se non fosse così non ci sarebbe parità di trattamento e il mercato unico europeo. Siamo impegnati a un confronto positivo e costruttivo sulle questioni dello Stato di diritto", ha detto.