Varsavia, 11 ottobre 2021 - Dalla Brexit alla Polexit: ci risiamo. L'atmosfera è diventata elettrica dopo che una sentenza senza precedenti dell'Alta Corte polacca ha sancito il primato delle leggi polacche su quelle comunitarie. Ma questa volta lo strappo, anche se c'è stato, non sembra poter sfociare in un distacco totale tra la Polonia e l'Unione europea. Del resto gran parte dei polacchi si sono schierati con Bruxelles: secondo recenti sondaggi l'80% della popolazione vuole restare in Europa e sono più di centomila le persone scese in piazza a Varsavia in una manifestazione pro-Ue. 

L'Unione europea dal canto suo non farà sconti: "Il principio dello stato di diritto è che nessuno è sopra la legge - ha dichiarato oggi la la vice presidente della Commissione europea, Vera Jourova, nel suo intervento al Forum 2000 - per questo noi siamo ferrei su questo. Lo stato di diritto - ha spiegato - è anche la limitazione dei poteri, principio alla base degli Stati membri. Ora, dopo la decisione della Corte costituzionale polacca, devo dire che se non confermiamo il principio nell'Ue che regole uguali sono rispettate allo stesso modo in ogni parte dell'Europa, tutta l'Europa comincerà a collassare". 

Cosa è successo

Negli scorsi giorni la Corte costituzionale polacca, guidata dalla giudice Julia Przylebska, ha decretato che alcuni articoli dei Trattati dell'Unione europea sono "incompatibili" con la Costituzione dello Stato polacco e che le istituzioni comunitarie "agiscono oltre l'ambito delle loro competenze".

La sentenza entra nel contenzioso sulla riforma della magistratura voluta dal partito al governo Diritto e giustizia (Pis) del leader Jaroslaw Kaczynski e, in particolare, sul nuovo sistema di disciplina dei giudici che secondo l'Ue mina l'indipendenza del sistema giudiziario già oggetto di una procedura di infrazione.

E mentre l'Unione europea, tramite le voci del commissario alla Giustizia Didier Reynders e del presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha espresso preoccupazione per quanto successo, a Varsavia il governo di Mateusz Morawiecki ha accolto con favore la decisione della Corte che conferma "il primato del diritto costituzionale sulle altre fonti del diritto", come spiegato dal portavoce Piotr Muller, secondo cui la sentenza si riferisce alle competenze dello Stato polacco che non sono state trasferite agli organi Ue.

Le possibili sanzioni 

La decisione della Corte potrebbe incidere negativamente sul versamento del Recovery Fund alla Polonia, che è stato vincolato al rispetto dello stato di diritto polacco già da tempo indebolito rispetto agli standard europei. In ballo ci sono 58,7 miliardi di euro fra prestiti e sussidi del Next Generation Ue, a cui Bruxelles non ha ancora dato il suo via libera che alle condizioni attuali non sembra neanche immaginabile. Secondo Eve Geddie, la direttrice della sede europea di Amnesty International, "l'Ue e gli Stati membri devono intraprendere un'azione legale, politica e finanziaria urgente e chiarire che questi principi fondamentali non sono aperti a negoziati o al gioco".

Le proteste a Varsavia

Centomila polacchi sono scesi in piazza a Varsavia, la 'capitale europea' della Polonia per dire sì alla permanenza del proprio Stato nell'Ue e iniziative simili si sono svolte fra sabato e domenica in 120 località del Paese. Almeno 4 persone sono state fermate ieri al maxi-corteo pro-Ue a Varsavia, secondo quanto riferito oggi dalla polizia polacca, citata da media locali, e tra queste c'è un nipote 18enne del premier polacco Mateusz Morawiecki, che ha anche denunciato di essere stato picchiato dagli agenti mentre era a terra durante il fermo.