Lo scontro è violento. Da una parte Jeanne Barseghian, sindaco di Strasburgo. Dall’altra il ministro degli interni Gérald Darmanin e la sua vice Marlène Schiappa. Sullo sfondo, il conflitto politico-ideologico tra il presidente francese Emmanuel Macron e quello turco Recep Tayyip Erdogan. L’oggetto delle polemiche che da settimane infiammano la Francia è la costruzione – in parte con soldi pubblici – della più grande moschea d’Europa proprio a Strasburgo, sede dell’Europarlamento. Lunedì scorso la sindaca Barseghian si è...

Lo scontro è violento. Da una parte Jeanne Barseghian, sindaco di Strasburgo. Dall’altra il ministro degli interni Gérald Darmanin e la sua vice Marlène Schiappa. Sullo sfondo, il conflitto politico-ideologico tra il presidente francese Emmanuel Macron e quello turco Recep Tayyip Erdogan. L’oggetto delle polemiche che da settimane infiammano la Francia è la costruzione – in parte con soldi pubblici – della più grande moschea d’Europa proprio a Strasburgo, sede dell’Europarlamento. Lunedì scorso la sindaca Barseghian si è dichiarata favorevole ad una sovvenzione di 2,5 milioni di euro per l’associazione turca Mill Gorus, che sta raccogliendo i fondi per la mega-moschea (il costo è superiore a 32 milioni di euro). Il problema è che Mill Gorus è secondo i servizi segreti di Parigi un’antenna di Erdogan nel cuore dell’Europa. Il timore di derive fondamentaliste è fortissimo, non solo perché Strasburgo ha una comunità turca molto numerosa (135 mila persone su un totale di 250 mila abitanti), ma soprattutto perché Mill Gorus si è rifiutata di firmare la Carta dei principi per l’Islam di Francia voluta da Macron.

Prima del voto di lunedì molti esponenti politici avevano protestato contro una sovvenzione che in tutte le altre regioni francesi sarebbe illegale: dopo l’abrogazione del Concordato nel 1905 sono infatti vietati i finanziamenti pubblici dei luoghi di culto quasi in tutta la Francia. "Ci troviamo di fronte al gravissimo rischio di un’ingerenza straniera nel nostro territorio", ha dichiarato il ministro Darmanin: "Molti indizi mostrano che il governo turco intende immischiarsi nelle vicende francesi, in particolare in quelle che riguardano la religione".

I rapporti fra Parigi e Istanbul si sono deteriorati dopo la pubblicazione di “Charlie Hébdo” delle vignette su Maometto e dopo l’assassinio di Samuel Paty, il docente decapitato per aver parlato delle vignette in classe: in quell’occasione Erdogan aveva dato del "matto" a Macron che aveva difeso il principio laico della libertà di espressione. L’approvazione della legge sul separatismo islamico, voluta dall’Eliseo, ha peggiorato le cose. Martedì scorso Macron è tornato all’attacco denunciando possibili tentativi d’ingerenza da parte turca alle prossime presidenziali francesi del 2022. Secondo Gérald Darmanin la sindaca “verde” di Strasburgo (che a sua volta ha sporto querela) è un esempio dell’ambiguità degli ecologisti e degli "islamo-gauchistes" nei confronti della politica sull’Islam. Anche la comunità armena di Strasburgo è in ebollizione: un bisnonno di Jeanne Barseghian fu infatti una delle prime vittime del genocidio perpetrato dalla Turchia contro gli Armeni nel 1915.