Roma, 18 gennaio 2021 - Il vaccino che salverà il mondo dalla pandemia è il frutto dell’alleanza fra due imprese di successo, il colosso americano Pfizer e la tedesca BioNTech, che hanno creduto in una nuova generazione di terapie immunitarie, basate sulla ricerca quarantennale della scienziata ungherese Katalin Karikò, ora candidata al Nobel per la medicina. Il vaccino di Pfizer-BioNTech, come anche quello di Moderna, usa una strategia mai utilizzata prima, di introdurre istruzioni genetiche nel corpo attraverso l’Rna sintetico sviluppato da Karikò, per innescare la produzione di una proteina identica a quella del Coronavirus, provocando così la risposta immunitaria desiderata. Karikò...

Roma, 18 gennaio 2021 - Il vaccino che salverà il mondo dalla pandemia è il frutto dell’alleanza fra due imprese di successo, il colosso americano Pfizer e la tedesca BioNTech, che hanno creduto in una nuova generazione di terapie immunitarie, basate sulla ricerca quarantennale della scienziata ungherese Katalin Karikò, ora candidata al Nobel per la medicina.

Il vaccino di Pfizer-BioNTech, come anche quello di Moderna, usa una strategia mai utilizzata prima, di introdurre istruzioni genetiche nel corpo attraverso l’Rna sintetico sviluppato da Karikò, per innescare la produzione di una proteina identica a quella del Coronavirus, provocando così la risposta immunitaria desiderata.

Karikò lavora in BioNTech dal 2013 per applicare le sue ricerche ai vaccini e, nel 2018, Pfizer si è alleata con BioNTech per sfruttare le sue scoperte in una nuova generazione di vaccini antinfluenzali. La decisione di applicare anche al vaccino anti-Covid questa nuova strategia, che accorcia drasticamente le tempistiche di svilppo della terapia, è stata la naturale risposta dei due alleati all’emergenza pandemica. La partnership sui vaccini di BioNTech con Pfizer copre l’intero mercato globale tranne la Cina, dove BioNTech collabora con Shanghai Fosun Pharmaceutical.

Pfizer, fondata nel 1849 a Brooklyn da due cugini tedeschi di recente immigrazione, Charles Pfizer e Charles Erhart, è una delle prime società farmaceutiche mondiali. Vanta un fatturato di oltre 51 miliardi di dollari, secondo solo a Johnson & Johnson (56 miliardi) e seguito da Roche (49 miliardi) e da Novartis (47 miliardi).

È cresciuta grazie alla scoperta dell’acido citrico, utilizzato in molti soft drink, e alla produzione di massa della penicillina, rimanendo una società privata, in mano alla famiglia Pfizer, fino al 1942. Oggi nota per i suoi prodotti a grande diffusione come Xanax, Viagra e Advil, la sua fama tocca l’apice nel 1997, quando la rivista Fortune le dedica la copertina come miglior azienda farmaceutica al mondo. Da allora, Pfizer ha fatto diverse grandi acquisizioni (Werner-Lambert, Pharmacia, Wyeth), ma non è riuscita a comprare la britannica AstraZeneca, di cui ha tentato la scalata nel 2014.

Public company dal 1942, Pfizer è un’azienda ad azionariato diffuso, il cui capitale è detenuto da moltissimi investitori, tra cui Vanguard, BlackRock e State Street ai primi tre posti. È guidata dal 2019 dal manager greco Albert Bourla, artefice dell’attuale successo nella corsa al vaccino anti-Covid. Durante l’amministrazione Trump, Pfizer ha avuto diversi scontri con il presidente uscente. Nel 2018, quando la società alzò i prezzi di un centinaio di medicinali, Trump l’accusò di "approfittare dei poveri incapaci di difendersi".

Nelle scorse settimane, Trump ha accusato Pfizer e le altre compagnie di ritardare lo sviluppo del vaccino per "motivi politici", in modo da annunciarne l’efficacia solo dopo le presidenziali: "Potrebbero andare molto più veloci di così, ma il vaccino è diventato una questione politica per colpa della sinistra".

Immediata la risposta di Bourla, che condannò la "politicizzazione di una malattia mortale" e assicurò che il vaccino sarebbe stato prodotto alla "velocità della scienza". Il successo dei test sul vaccino Pfizer-BioNTech, efficace in più del 90% dei casi, è stato annunciato il 9 novembre. In effetti all’indomani della vittoria di Biden.

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