Riad, 16 settembre 2019 - Brent a +20% per effetto del sabotaggio ai pozzi petroliferi nella penisola arabica. La perdita di produzione per l'attacco agli impianti di Saudi Aramco, in Arabia Saudita, rappresenta il più grande danno determinato da un singolo evento per i mercati petroliferi. Lo riporta Bloomberg. La perdita di 5,7 milioni di barili al giorno, il 5% della produzione mondiale, è superiore a quella nel 1979 con la rivoluzione iraniana e nel 1990 con l'invasione del Kuwait. Teheran intanto respinge le accuse Usa: "sono illazioni infondate, con l'attacco noi non c'entriamo", e Pechino invita Usa e Iran alla moderazione. Borse in rosso, ma tengono i titoli petroliferi che dalla crisi possono trarre profitti. 

Mobilitate riserve di greggio

L'Arabia Saudita intende ripristinare un terzo della produzione petrolifera, dimezzata dopo l'attacco con droni (o missili) contro le sue maxi raffinerie. L'effetto sui mercati è dirompente, il ministro del Petrolio saudita ha ribadito che Riad è pronta a usare le riserve petrolifere per compensare il calo produttivo. Il bollettino Energy Intelligence stima un ripristino "fino al 40%" pari a 2,3 milioni di barili al giorno.

Rivendicati attentati agli impianti

Gli insorti yemeniti huthi, considerati vicini all'Iran hanno rivendicato gli attacchi alle installazioni petrolifere saudite sabato scorso, e avvertono le compagnie straniere e i loro dipendenti intimando loro di "stare lontani dalle raffinerie di Abqaiq e Khurais". Questi obiettivi, si legge nel bollettino firmato dal generale Yahya Saria, portavoce delle forze huthi, "sono ancora nel mirino...possiamo colpire questi e altri obiettivi sauditi quando vogliamo". Così la tv Al Masirah, che trasmette da Beirut. Ma gli Gli impianti sauditi potrebbero essere stati bersagliati da missili da crociera provenienti da Iraq o Iran, secondo fonti americane, mentre i droni avrebbero avuto un ruolo di supporto o complementare. La precisione chirurgica dell'operazione e il grado di devastazione superano il volume di fuoco e la tecnologia in mano ai ribelli yemeniti. Lo scrive il New York Times. E le foto satellitari mostrate negli Stati Uniti mostrano appunto che i raid sarebbero partiti da Iran o Iraq e non dallo Yemen, come rivendicato dagli huthi.

Gli Usa pronti a reagire

Gli Stati Uniti sono pronti a reagire agli attacchi contro Riad. Così Trump su Twitter, che ha autorizzato l'impiego delle risorse petrolifere strategiche Usa. Gli Stati Uniti tornano ad accusare l'Iran, come mandante dei raid, e Teheran replica definendo le accuse "infondate" e "insensate". "Irresponsabile" addossare le colpe senza prove "in assenza di una indagine chiarificatrice", ammonisce Pechino, che a sua volta ha interessi strategici nel Golfo e si augura che Usa e Iran "possano esercitare la moderazione e difendere la pace e la stabilita nel Medi Oriente". Gli Stati Uniti non hanno bisogno del petrolio mediorientale. Così il presidente americano, che in un tweet successivo ha è tornato sugli attacchi: "Siccome abbiamo fatto bene in campo energetico negli ultimi ann, siamo un esportatore netto di energia, il produttore numero uno al mondo di energia", ha scritto Trump, aggiungendo: "Non abbiamo bisogno del petrolio e del gas del Medio Oriente. Infatti, abbiamo poche petroliere laggiù ma aiuteremo i nostri alleati".