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13 mag 2022

"Definire pelato un collega è molestia sessuale". Le motivazioni della sentenza britannica

La sentenza controversa di un tribunale del lavoro dopo la denuncia di un dipendente licenziato

13 mag 2022
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Un uomo pelato (Fotoest)
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Un uomo pelato (Fotoest)

Londra, 13 maggio 2022 - Definire 'pelato' un collega maschio è molestia sessuale: lo ha stabilito un tribunale del lavoro nel Regno Unito. A citare in giudizio il proprio (ex) datore di lavoro è stato Tony Finn, elettricista, che ha lavorato per 24 anni presso un'azienda familiare nello Yorkshire. Lo riporta The Guardian

Finn, dopo essere stato licenziato a maggio scorso, ha denunciato l'azienda British Bung Company per licenziamento ingiusto e ha accusato il suo superiore, Jamie King, di molestie sessuali. L'elettricista avrebbe subito la presunta molestia in occasione di una lite in officina, durante la quale King lo avrebbe definito un 'bald c*nt' (c*zzo pelato). Finn ha ribadito che il problema non era il linguaggio inappropriato, piuttosto il commento sul suo aspetto fisico.

Le motivazioni

Il caso è stato preso in carico da una giuria di tre uomini, calvi a loro volta, che hanno stabilito che definire un uomo 'pelato' è discriminatorio, perché è intrinsecamente correlato al sesso. Secondo i giudici la perdita di capelli colpisce prevalentemente i maschi, quindi un commento sulla calvizie è sostanzialmente paragonabile a uno sul seno di una donna.

"È difficile concludere diversamente. Quelle parole sono state pronunciate con lo scopo di violare la dignità del ricorrente e creare per lui un ambiente intimidatorio, ostile, degradante, umiliante e offensivo; e, in ultima analisi, sono correlate al sesso del ricorrente", si legge nella sentenza. Finn riceverà un risarcimento del danno, ma la somma è ancora da definire. 
 

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