20 gen 2022

Pedofilia, report tira in ballo Ratzinger: "Non agì di fronte a 4 casi"

Il Papa emerito respinge le accuse che risalgono a quando era arcivescovo a Monaco

giovanni panettiere
Esteri

Monaco, 20 gennaio 2022 - La bufera della pedofilia nella Chiesa tedesca investe in pieno anche Joseph Ratzinger. Il Papa emerito, 94 anni, ai tempi in cui è stato arcivescovo di Monaco (1977-1982) prima di diventare prefetto dell’ex Sant’Uffizio e quindi Pontefice, non avrebbe adottato alcun provvedimento nei confronti di quattro preti accusati di abusi sui minori e rimasti in servizio pastorale. A gettare un’ombra oscura sulla gestione del dossier pedofilia da parte del predecessore di Bergoglio è un rapporto indipendente, commissionato dall’arcidiocesi di Monaco, a uno studio legale per far luce sulle violenze in un periodo compreso fra il 1945 e il 2019.

In due casi, tra quelli che sarebbero stati mal gestiti da Ratzinger, si tratta di presbiteri i cui abusi erano stati documentati da tribunali statali: entrambi sono rimasti attivi nella cura delle anime e, ai loro danni, non è stato intrapreso niente sul profilo del diritto canonico. Non solo, per la task force che ha prodotto il report – questa forse è l’accusa che pesa di più sull’operato del futuro Benedetto XVI – “non è stato ravvisabile“ alcun interesse per le vittime  da parte di  Ratzinger.

La commissione ha riferito che il Papa emerito ha inviato un commento a queste accuse, negando di avere tenuto una condotta scorretta. Una affermazione che la commissione giudica in contraddizione con la documentazione raccolta. Gli estensori del report hanno tutttavia elogiato Benedetto XVI per il suo impegno da Papa  nel contrasto e nella prevenzione degli abusi sessuali.

Nel lasso di tempo che va dal 1945 al 2019, e relativo ai ministeri degli arcivescovi Michael von Faulhaber, Joseph Wendel, Julius Doepfner, Joseph Ratzinger, Friedrich Wetter e, ora, Reinhard Marx, secondo la commissione sono stati 497 i casi di abusi sessuali compiuti da 261 persone (173 sacerdoti, 9 diaconi ed altri responsabili di servizi pastorali). Proprio in vista dei risultati del lavoro svolto dalla task force, il cardinale Marrx lo scorso anno rassegnò le dimissioni che tuttavia furono respinte da Francesco. Di fronte a queste cifre, che gettano un ulteriore discredito sull'onorabilità della Chiesa, Benedetto XVI, attraverso il suo segretario particolare Georg Gaenswein, ha espresso "turbamento e vergogna" e manifestato "la sua personale vicinanza e la sua personale preghiera per tutte le vittime".

Vaticano: "Esamineremo il rapporto"

"La Santa Sede ritiene di dover dare la giusta attenzione al documento, di cui al momento non conosce il contenuto - ha detto ai giornalisti il portavoce vaticano Matteo Bruni -. Nei prossimi giorni, a seguito della sua pubblicazione, ne prenderà visione e potrà opportunamente esaminarne i dettagli. Nel reiterare il senso di vergogna e il rimorso per gli abusi sui minori commessi da chierici, la Santa Sede assicura vicinanza a tutte le vittime e conferma la strada intrapresa per tutelare i più piccoli garantendo loro ambienti sicuri". Resta assai improbabile che siano mosse accuse formali ai danni del Papa emerito. Non solo e non tanto per l'età del predecessore di Francesco, inflessibile nella lotta alla pedofilia nella Chiesa. Piuttosto c'è da considerare che  il report porta alla luce una mentalità diversa sulla presa di coscienza e nel contrasto agli abusi. Ed è stato proprio con Benedetto XVI che la prassi di trasferire da una parrocchia all'altra o da una diocesi a un'altra un prete 'sospetto' è andata a superarsi.

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