Mademoiselle Coco Chanel all’hotel Ritz (di François Kollar for Harper's Bazaar)
Mademoiselle Coco Chanel all’hotel Ritz (di François Kollar for Harper's Bazaar)

Parigi, 22 maggio 2020 - La “rive gauche” di Parigi la conoscono tutti: boulevard Saint-Germain e il Café de Flore, la brasserie Lipp e i giardini del Lussemburgo, la rue Mouffetard e il Pantheon, la Tour Eiffel e il Museo d’Orsay, gli Invalidi e l’Académie Française... Comprende i sei arrondissement (5, 6, 7, 13, 14 e 15) che si trovano a sud della Senna lungo la corsa verso l’estuario di Le Havre.

Dall’altra parte, a nord del fiume, si estende invece la “rive droite” con gli altri quattordici arrondissement della capitale. La rivalità fra queste due Parigi esiste da duemila anni, fin da quando i Romani conquistarono Lutetia nel 52 a.C. e si installarono sulla “rive gauche”, mentre re Clovis I nel IV secolo d.C. preferì la riva opposta per estendere e fortificare la città.
Da una parte il paradiso degli studenti e dei turisti, degli intellettuali e degli artisti, delle librerie e dei caffè in cui si aggirano i fantasmi di Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir, Juliette Gréco e Boris Vian. La “rive gauche”, affermano gli estimatori, ha un’anima romantica e rivoluzionaria (non a caso il Maggio ’68 nacque proprio qui, nel Quartiere Latino), bohemienne e raffinata a un tempo. Niente a che fare con la rivale, quella “rive droite” che i detrattori considerano volgare, rumorosa e iper-borghese.

La prima ostenta la cultura, la seconda i soldi: boulevard Saint-Michel contro gli Champs-Elysées, il Pantheon contro la Borsa, la Sorbona contro le boutique di avenue Montaigne, i piccoli alberghi contro i “Palace” frequentati dai miliardari arabi del petrolio.
C’è da dire che la formula – “l’argent contre la culture” – è vecchia, conformista e ingiusta: lungo la “rive droite” troviamo le sedi di grandi istituzioni culturali (il Louvre, l’Opera, il Grand Palais, il Beaubourg), capolavori urbanistici come place de Vosges e le Tuileries, piazze e vie monumentali (gli Champs-Elysées dalla Concorde all’Arco di Trionfo, la Bastiglia, place de la République, Montmartre). Qui si ergono i principali palazzi del potere (l’Eliseo, l’Hotel de Ville, il Ministero dell’Economia e Finanze) e i templi dello sport (il Parc des Princes, gli stadi di Bercy e Roland Garros). Bisognerebbe conoscerla meglio questa “rive droite”, ripercorrerne la storia scegliendo come guida i grandi personaggi che l’hanno abitata e amata. 

È il compito che si è prefisso Giuseppe Scaraffia, scrittore ed erudito torinese, docente di letteratura francese all’università La Sapienza di Roma, autore di un celebre Dizionario del dandy e di saggi su Diderot, Proust e Casanova. L’ultimo libro, L’altra metà di Parigi (Bompiani editore, 416 pagine) ci fa scoprire mille segreti della “rive droite”.
L’impianto del libro è originale: per ognuno dei 14 arrondissement è presentata una mappa in cui sono evidenziati i luoghi frequentati dai personaggi di cui si parla. Troviamo ad esempio in place Vendome, seduto su una poltrona dell’hotel Ritz, Marcel Proust che commenta: "È un posto tranquillo: donne ricchissime, le cui fortune sfamerebbero generazioni, assaporano comodamente il loro tè come eleganti fantasmi". 
Lì si conobbero André Malraux e Lawrence d’Arabia nel 1919; lì lo scrittore americano Francis Scott Fitzgerald riceveva gli amici, fra cui Hemingway, per iniziarli ai favolosi Martini dell’albergo. Poco lontano, nel secondo arrondissement, Scaraffia ci fa entrare nel lussuoso Chabanais, la casa chiusa più famosa di Parigi, attiva fino al 1946: "Grande estimatore del bordello fu Edoardo VII, che si era fatto costruire una ‘poltrona del piacere’ per rapporti plurimi. Nel primo dopoguerra ci andavano anche Aragon, Picasso e Marlene Dietrich travestita da uomo. Per gli amanti dei viaggi era stata ricostruita una cabina dell’Orient Express". 
Una gigantesca miniera di aneddoti, un’insolita guida di viaggio che ogni turista dovrebbe consultare.