Il produttore picchiato dalla polizia a Parigi (Ansa)
Il produttore picchiato dalla polizia a Parigi (Ansa)
Il video ha indignato la Francia e mandato su tutte le furie il presidente Emmanuel Macron. Le immagini, riprese da una telecamera di sorveglianza e dagli smartphone di alcuni residenti, mostrano un uomo di colore sui 35 anni che viene massacrato di botte dalla polizia. Quindici minuti di pestaggio, manganellate, pugni, calci in faccia, insulti del genere "sporco negro" e "africano di merda". Siamo in una zona centrale di Parigi, nel quartiere di Batignolles. L’uomo, Michel Zecler, è un produttore musicale. È appena uscito dal suo studio di registrazione dimenticandosi di mettere la mascherina. Apostrofato in strada da tre poliziotti e da un vigile urbano che passavano in quel momento, fa il gesto di...

Il video ha indignato la Francia e mandato su tutte le furie il presidente Emmanuel Macron. Le immagini, riprese da una telecamera di sorveglianza e dagli smartphone di alcuni residenti, mostrano un uomo di colore sui 35 anni che viene massacrato di botte dalla polizia. Quindici minuti di pestaggio, manganellate, pugni, calci in faccia, insulti del genere "sporco negro" e "africano di merda".

Siamo in una zona centrale di Parigi, nel quartiere di Batignolles. L’uomo, Michel Zecler, è un produttore musicale. È appena uscito dal suo studio di registrazione dimenticandosi di mettere la mascherina. Apostrofato in strada da tre poliziotti e da un vigile urbano che passavano in quel momento, fa il gesto di rientrare, ma gli agenti lo inseguono gridando nell’androne, lo buttano a terra e si scatenano contro di lui con una violenza insensata.

Sanguinante, malconcio e intontito Zecler riesce a rifugiarsi nello studio dal quale erano nel frattempo usciti, attirati dalle urla, i giovani che stavano registrando. Ci sono momenti di grande tensione fra i poliziotti, che chiedono rinforzi via radio, e i passanti che protestano e chiedono spiegazioni.
Le immagini successive, registrate dalle telecamere, sono impressionanti: si vede la strada bloccata dalle auto della polizia e da una decina di agenti; uno di loro intima a Zecler di venir giù e lancia un lacrimogeno verso la finestra. Il produttore, semi asfissiato dal fumo, è costretto a scendere e viene di nuovo immobilizzato a terra. Rilanciato online dalla piattaforma Loop Sider, il video è diventato virale: "Senza questo filmato oggi sarei in carcere", afferma Zecler. In effetti i poliziotti hanno dichiarato nel verbale che "l’individuo aveva un atteggiamento minaccioso", "emanava odore di stupefacenti" e li aveva "aggrediti trascinandoli all’interno dell’immobile". Per l’opinione pubblica francese, già indignata per altre violenze commesse di recente dalle forze dell’ordine, è stato l’ennesimo choc.

Una settimana fa erano stati sgomberati in malo modo da place de la République duecento senzatetto e migranti che avevano organizzato una manifestazione. "La Francia è infangata", ha titolato Le Monde . Proteste sono venute anche dal mondo del calcio: "Questa Francia mi addolora", ha scritto in un tweet Antoine Griezmann. Numerosi parlamentari hanno chiesto l’arresto immediato dei responsabili, le dimissioni del prefetto di Parigi e l’audizione in aula del ministro dell’Interno Darmanin. Quest’ultimo è stato convocato ieri da Macron, che ha dovuto comunque rinnovargli la fiducia (fra un anno e mezzo si vota per le presidenziali).

I quattro poliziotti sono in stato di fermo, un’inchiesta è in corso. La linea dura di Gérald Darmanin, grande ammiratore di Sarkozy, rischia di rivelarsi controproducente per Macron che lo aveva scelto per sedurre l’elettorato conservatore. Darmanin è fra l’altro inviso ai giornalisti per aver proposto una legge sulla ’Sicurezza globale’ che contempla per tutti il divieto di filmare o fotografare i poliziotti: "Un attacco inaccettabile alla libertà di stampa", hanno commentato i giornali: "Se questa norma fosse in vigore oggi, i poliziotti violenti la passerebbero liscia mentre Michel Zecler sarebbe perseguito per ribellione". Già approvata in prima seduta in Assemblea nazionale, la proposta di legge Darmanin è adesso all’attenzione del Senato e verrà molto probabilmente emendata. Tra le misure proposte c’è quella di lasciare alle forze dell’ordine piena libertà di usare i droni per operazioni di sorveglianza: anche questa norma è stata definita "liberticida".