Papa Francesco in Armenia (Ansa)
Papa Francesco in Armenia (Ansa)

Erevan, 24 giugno 2016 - Papa Francesco ha condannato ancora il 'genocidio' degli armeni nel 1915. Il Pontefice, rivolgendosi alle autorità civili armene, nel corso dell'incontro nel palazzo presidenziate di Erevan, ha ricordato la celebrazione di un anno fa a San Pietro per fare "memoria del centenario del Metz Yeghern, il 'Grande Male', che colpì il vostro popolo e causò la morte di un'enorme moltitudine di persone". 

"Quella tragedia, quel genocidio - ha detto Bergoglio - inaugurò purtroppo il triste elenco delle immani catastrofi del secolo scorso, rese possibili da aberranti motivazioni razziali, ideologiche o religiose, che ottenebrarono la mente dei carnefici fino al punto di prefiggersi l'intento di annientare interi popoli".

Il Papa ha poi aggiunto: "È tanto triste pensare che in questo, e negli altri due, le grandi potenze internazionali guardavano dall'altra parte". 

"Avendo davanti ai nostri occhi gli esiti nefasti a cui condussero nel secolo scorso l'odio, il pregiudizio e lo sfrenato desiderio di dominio, auspico vivamente che l'umanità sappia trarre da quelle tragiche esperienze l'insegnamento ad agire con responsabilità e saggezza per prevenire i pericoli di ricadere in tali orrori. Si moltiplichino perciò, da parte di tutti - ha aggiunto Francesco -, gli sforzi affinché nelle controversie internazionali prevalgano sempre il dialogo, la costante e genuina ricerca della pace, la collaborazione tra gli Stati e l'assiduo impegno degli organismi internazionali, al fine di costruire un clima di fiducia propizio al raggiungimento di accordi duraturi".

Il 12 aprile 2015 il Papa aveva presieduto a San Pietro una cerimonia nel centenario del "Metz Yeghern" citando la dichiarazione comune firmata a Etchmiadzin nel 2001 da Giovanni Paolo II e Karekin II, parlò del "primo genocidio del XX secolo". La Turchia richiamò l'ambasciatore Mehmet Pacaci, tornato a Roma solo mesi dopo. Solo dopo che a febbraio scorso il Vaticano aveva diramato una nota nella quale si esprimeva apprezzamento per "il rinnovato impegno della Turchia a rendere i propri archivi disponibili agli storici e ai ricercatori" relativamente al "dolore" e alle "sofferenze" sostenute, "indipendentemente dalla propria identità religiosa o etnica", "da tutte le parti coinvolte in guerre e conflitti, inclusi i tragici eventi del 1915". Pochi giorni fa, l'ambasciata turca presso la Santa Sede ha commemorato al palazzo della Cancelleria, zona extraterritoriale della Santa Sede in Italia, il "martirio" dell`ambasciatore Taha Carim, ucciso a Roma nel 1977 da terroristi armeni.