Miami, 27 giugno 2021 - I morti sono saliti a nove, i dispersi sono più di 150, secondo i media americani che riportano il bilancio delle autorità. L'ultimo aggiornamento lo fornisce nel pomeriggio il sindaco. Con questi numeri, il crollo di un palazzo di 13 piani a Surfside, un comune a nord di Miami Beach, in Florida, si avvia a diventare la più grave strage 'civile' della storia americana. Nella tarda serata di sabato, il dipartimento di polizia  ha dato un nome a tre delle vittime: Antonio Lozano, 83 anni, Gladys Lozano, 79,  Manuel LaFont, 54enne. La prima ad essere identificata era stata  Stacie Fang, 54 anni,  salvata dalle macerie e dichiarata morta in ospedale. Per aiutare le famiglie colpite dal disastro, sono partite le raccolte di fondi e la ricerca di volontari. 

Ecco cosa sappiamo finora

I dispersi

Sabato sera è stato ritrovato il quinto corpo senza vita. Continuano le operazioni di ricerca tra le macerie. Sarebbero più di 150 le persone che ancora mancano all'appello. Nei video delle tv si vedono le famiglie di chi aspetta notizie riunite in preghiera al tramonto sulla spiaggia. Vicino alle rovine, c'è un angolo  riempito di foto e fiori. Le autorità invitano alla speranza, anche se con il passare dei giorni è più difficile credere in un lieto fine. I soccorritori lavorano in condizioni di grande rischio, è sempre possibile qualche crollo. Tante famiglie in attesa arrivano da fuori, sono ospitate in un albergo. Ogni giorno ci sono due briefing per gli aggiornamenti e si ripetono scene strazianti. Difficile mantenersi lucidi di fronte a quella visione apocalittica.  Per le segnalazioni, è stato messo a disposizione un numero di telefono. Per le ricerche, si stanno usando tutti i mezzi possibili: cani, telecamere, sonar. A complicare l'intervento gli incendi che divampano all'improvviso e i temporali che tolgono visibilità a chi sta operando. Sono le squadre migliori,  addestrate dall'11 settembre, dagli uragani e dai terremoti, come quello di Haiti del 2010. 

Il crollo

E hanno pensato a scosse sismiche gli inquilini del palazzo che giovedì notte - erano le due del mattino, le otto in Italia - sono stati svegliati da un forte boato. Mezzo minuto che ha seminato distruzione e morte in quell'edificio vista oceano, un luogo tradizionalmente associato alla felicità, alle vacanze e al buen retiro di tanti pensionati benestanti. Chi è riuscito a scappare, ha capito ben presto che il 'terremoto' riguardava solo quel palazzo di 13 piani, costruito nel 1981 e demolito a metà da una forza ancora oscura. Secondo il sindaco di Surfside, Daniella Levine-Cava, il crollo ha interessato la metà dei 139 appartamenti abitati per lo più da stranieri: israeliani, argentini, venezuelani, colombiani. 

Le cause

Nelle ultime ore sono emersi dettagli inquietanti. Un'indagine del 2018 aveva rilevato "gravi danni strutturali" al palazzo e richiesto interventi urgenti. Il cantiere doveva partire proprio in queste settimane. L'edificio, secondo le carte di tre anni fa, aveva bisogno di lavori per 9 milioni di dollari, 3,8 milioni solo per garage e piscina.

Gli altri edifici

Dopo il crollo catastrofico, il sindaco Daniella Levine-Cava ha ordinato un controllo di tutti gli edifici con più di cinque piani costruiti 40 anni fa. Intanto sono stati evacuati altri due palazzi simili a quello crollato. La maggioranza degli immobili qui sono stati costruiti prima del 1990 e dell'uragano Andrew, la sua furia e la devastazione che ne seguì ha portato a norme edilizie più severe.