Pablo Neruda
Pablo Neruda

Roma, 22 ottobre 2017 - Il giallo sulla scomparsa di Pablo Neruda – avvenuta a 69 anni il 23 settembre 1973 in un ospedale di Santiago del Cile – si infittisce ancor di più con la scoperta della falsità del certificato di morte e terrà sulle spine per almeno un anno gli eredi, gli estimatori del poeta e i nemici della dittatura di Augusto Pinochet. Il documento redatto dai medici pro Pinochet è fasullo, questo è accertato: il premio Nobel per la letteratura 1971 non aveva alcun cancro alla prostata in fase terminale e i sanitari della clinica Santa Maria hanno agito in combutta col regime. Neruda è morto avvelenato da una tossina, e qui non ci sono dubbi, ma ci vorrà ancora tempo – quell’anno che si diceva – per capire se questo batterio – trovato in un molare da raffinati studi scientifici, dopo la riesumazione del cadavere – sia cresciuto nell’organismo del poeta per cause naturali o sia stato inoculato da un fonte esterna. In questo caso, se il batterio provenisse dalla coltivazione in laboratorio, si tratterebbe di omicidio. Quello che la famiglia del poeta e il Partito comunista cileno hanno sempre creduto e affermato.

Neruda si trovava da quattro giorni ricoverato nella clinica per controlli. Dall’11 settembre il Cile era caduto nella dittatura fascista di Pinochet e dei militari, che avevano ucciso alla Moneda il presidente Salvador Allende. L’esponente socialista era molto amico del poeta, divideva con lui gli ideali della democrazia. Allende, fra l’altro, si era candidato presidente dopo la rinuncia dello stesso Neruda, che i comunisti avevano eletto come simbolo dopo l’opposizione al governo autoritario di Videla, che lo aveva costretto all’esilio, anche in Italia. Se la morte è sempre stata avvolta da dubbi, la spinta alla soluzione del giallo è stata data nel 2013 dal giudice Mario Carroza, che ora ha in mano il certificato di morte ufficiale e che ha affidato la perizia tossicologica che chiarirà definitivamente la natura e la genesi della tossina. Fu Carroza a ordinare la riesumazione della salma nel quarantennale della scomparsa.

A far decidere in tal senso, le testimonianze portate dalla famiglia e dal Partito comunista. Soprattutto quella dell’autista di Neruda, Manuel Araya, che il 23 settembre era nella stanza del poeta quando gli fu praticata una puntura nello stomaco, teoricamente per alleviare il dolore. Due ore dopo le condizioni del paziente precipitarono e il premio Nobel morì. Se fosse stato un medico o l’agente infiltrato della Cia Michael Townley – come qualcuno aveva affermato – a fare la puntura cambia poco. D’altronde è noto che gli Usa in quel periodo consideravano il Sudamerica «il loro giardino» e si mobilitarono per favorire governi amici e stroncare sul nascere esecutivi socialisti che si stavano espandendo nel Continente. Townley è sicuramente implicato nell’assassinio di Allende.

Lo studio sul cadavere di Pablo Neruda – nome che Ricardo Eliécer Neftali Reyes Basoalto aveva coniato dal poeta ceco Jan Neruda, perché il padre non si accorgesse della sua attività letteraria che considerava «da scansafatiche» – è stato effettuato da sedici esperti internazionali. Uno di loro, lo spagnolo Antonio Luna, non ha dubbi: «C’è spazio per dire che Neruda è stato assassinato da sicari del generale Pinochet». L’attesa dopo tanti anni continua, ma rafforzando quelle che l’avvocato Eduardo Contreras ha sempre considerato «chiare evidenze».