Barcellona, 21 febbraio 2021 - Barcellona continua a bruciare dopo un'altra notte di proteste in solidarietà a Pablo Hasel, il rapper catalano arrestato martedì scorso dopo essersi barricato nell'università di Lleida. Hasel è stato inseguito e catturato dalle forze dell'ordine spagnole con l'accusa di esaltazione al terrorismo e ingiurie contro la corona. Deve scontare nove mesi in carcere.

A Barcellona il bilancio della guerriglia urbana è pesante: 35 arresti dopo che per ore polizia e manifestanti si sono affrontate nel centro della città. Cassonetti bruciati, negozi e bancomat saccheggiati, auto e moto rovesciate in mezzo alla strada: queste alcune fotografie che arrivano dalla capitale della Catalogna. 
Come già successo nelle quattro precedenti serate, poco dopo le ore 20 piccoli gruppi di dimostranti violenti hanno preso progressivamente il posto dei manifestanti pacifici. La polizia catalana ha messo in atto un forte dispositivo di sicurezza per cercare di evitare che la situazione degenerasse. Si sono viste barricate erette dai dimostranti. Tra gli immobili danneggiati, anche l'emblematico Palau de la Musica, patrimonio dell'Unesco.

Chi è Pablo Hasel

Pablo Rivadulla Duró, conosciuto come Pablo Hasel, è un rapper trentatreenne fra i più strenui sostenitori dell'indipendenza della Catalogna. Nelle sue canzoni Hesel accusa la monarchia spagnola di essere protagonista di un sistema oppressivo: le sue accuse arrivano ad attaccare Juan Carlos I e il governo spagnolo. Per il suo sostegno a gruppi terroristici indipendentisti, come ad esempio l’Eta nei Paesi baschi, Hasel è stato condannato a nove mesi di carcere, sei anni di inabilitazione e una multa di 30mila euro per incitamento al terrorismo. Sono molte le canzoni finite sotto la lente d'ingrandimento delle autorità spagnole. Tante sono stati pubblicate ormai più di dieci anni fa. Hasel inneggiava a gruppi terroristici come Grapo ed Eta. La denuncia del rapper spagnolo parlano di impunità per la monarchia di fronte a violenze nei confronti di prigionieri politici e puntano il dito contro la brutalità delle azioni della polizia.