Londra, 13 febbraio 2018 - Non si placa la bufera che ha travolto l'ong britannica Oxfam, al centro di uno scandalo sessuale relativo ai festini hard con prostitute (anche minorenni) organizzati in Ciad e ad Haiti da alcuni suoi funzionari nel 2010 e portato alla luce dal Times nei giorni scorsi. Dopo le dimissioni della vicepresidente Penny Lawrence, a finire nel mirino è il numero uno di Oxfam, Mark Goldring. Secondo quanto si apprende sempre dal Times, la garante interna per la tutela delle norme di comportamento della ong dal 2012 al 2015, Helen Evans, aveva personalmente messo al corrente Goldring di una serie di abusi segnalati in tempi più recenti. Tuttavia, nonostante fosse informato di tutto, sembra che il numero uno di Oxfam abbia deciso di ignorare l'accaduto e fare come se niente fosse. Gli abusi coperti sono il presunto stupro di una donna da parte di un operatore in Sud Sudan e le sospette molestie subite da una volontaria adolescente da parte di un dipendente in uno dei negozi gestiti dall'associazione in Gran Bretagna.

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La stessa Evans, ormai divenuta la 'talpa' del caso, ha pubblicato le sue dichiarazioni su Twitter dopo aver rilasciato un'intervista all'emittente britannica Channel 4 nella quale ha rivelato che, secondo un'inchiesta interna condotta su 120 persone in tre diversi Paesi fra 2013 e 2014, fra l'11 e il 14% del personale è stato vittima o testimone di aggressioni sessuali.

La Evans ha anche raccontato alla stampa di come i vertici della ong cancellarono un meeting indetto per esaminare e discutere i casi di abuso compiuti dal personale. Inoltre la donna ha rivelato come comunicò le proprie preoccupazioni anche al dipartimento per lo Sviluppo internazionale e al ministero dell'Interno britannici. Nonostante la sua segnalazione fosse sostenuta da materiale e documenti, però, Londra non agì adeguatamente. Questa testimonianza confermerebbe le dichiarazioni, rilasciate ieri, dall'ex ministro britannico per lo Sviluppo internazionale Priti Patel, che aveva denunciato di aver scoperto tracce di denunce "ben documentate" su una diffusa mole di sospetti nei confronti di personale di diverse associazioni, accusando il governo di essere complice, a suo dire, della "cultura del negare tutto" praticata da varie ong.

Ancora non è chiaro l'impatto che le accuse a Goldring avranno sulle decisioni del Governo britannico e della Commissione Europea, visto che entrambi hanno minacciato ieri di tagliare i fondi a Oxfam qualora non si fosse fatto tutto il possibile per chiarire l'accaduto. Intanto l'ong, che si difende sostenendo di non aver mai insabbiato nulla e che ieri ha pubblicato nuove linee guida per il controllo dei propri dipendenti, ha postato sui social una dichiarazione del direttore esecutivo di Oxfam International, Winnie Byanyima, in cui si esorta a estirpare abusi e sfruttamenti dall'associazione in uno spirito di trasparenza e collaborazione con le istituzioni. Nel pomeriggio sono arrivate anche le dichiarazioni del presidente di Haiti Jovenel Moise, che su Twitter ha definito lo scandalo una "grave violazione della dignità umana". Nel tweet riportato di seguito si legge: "Non vi è nulla di più indegno e disonesto di un predatore sessuale che usa la sua posizione nell'ambito della risposta umanitaria ad un disastro naturale per sfruttare gente bisognosa in momenti di estrema vulnerabilità".