Budaèpest, 31 marzo 2020 - Il premier ungherese Viktor Orban, sovranista della prima ora e leader di Fidesz (già sospesa dal Partito popolare europeo), approfitta dell’emergenza Coronavirus per rafforzare la sua presa sul Paese. Con 137 voti a favore e 53 contrari, il parlamento gli consegna poteri «ampi» e di fatto illimitati sino a quando sarà in vigore lo stato d’emergenza già decretato l’11 marzo. Orban, non pago di una schiacciante maggioranza assembleare di 117 seggi su 199, cui si aggiungono i 17 dell’alleato Ppcd, potrà governare sulla base di decreti, chiudere il parlamento, cambiare o sospendere leggi esistenti, bloccare le elezioni e avere l’ultima parola sulla durata dello stato di emergenza. La mediazione proposta dall’opposizione, per limitare l’eccezionalità a 90 giorni, è stata seccamente respinta. "Oggi inizia la dittatura senza maschera di Orban", denuncia il leader dei socialisti ungheresi Bertalan Toth.

La legge d’emergenza, che introduce condanne fino a 5 anni di carcere per chiunque, giornalisti compresi, diffonda falsità sul virus o sulle misure per contrastarlo, spaventa l’opposizione politica e gli attivisti per la libertà di informazione, nel timore che la battaglia contro il Coronavirus possa ispirare un nuovo strumentale giro di vite dopo quello legislativo. Secondo i dati dell’Oms, la pandemia non ha infatti prodotto alcuna tragedia: ci sono appena 15 vittime, 34 casi di terapia intensiva e 447 contagiati. E anche ammesso che i contagiati reali siano di più, nulla di ingestibile sul piano sanitario. Invece ecco lo strappo. «Colpo di stato», è la definizione testuale degli stessi nazionalisti di ultradestra del Jobbik.

Incurante dei precedenti, il leader leghista Matteo Salvini (che lo scorso agosto evocò «pieni poteri»), saluta "con rispetto la libera scelta del parlamento ungherese eletto democraticamente», augurando «buon lavoro all’amico Victor Orban" e "buona fortuna a tutto il popolo di Ungheria".

"Ci sorprende che qualcuno si scandalizzi oggi perché Orban adotta provvedimenti straordinari, non particolarmente diversi da quelli dell’Italia", considera la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. "In Italia il governo ha dichiarato lo stato di emergenza, ha sospeso le elezioni, rinviato il referendum e le elezioni regionali e locali a colpi di decreti, con diretta Fb dalla pagina personale di Giuseppe Conte".

"Davvero pensano di convincere qualcuno paragonando il governo Conte a quello di Orban?", si arrabbia il deputato dem (e costituzionalista) Stefano Ceccanti: "I decreti italiani scadono dopo 60 giorni" e sono imparagonabili " ai poteri senza limiti" a Orban. Senza contare che l’Ungheria è da tempo sotto il faro internazionale. "Uno stato di emergenza illimitato e incondizionato non può garantire il rispetto delle regole e dei valori della democrazia», certifica l’Alto Commissariato Onu per i diritti umani. 
"Bisogna combattere il Coronavirus e non la democrazia", aggiunge il segretario del Pd Nicola Zingaretti. Il pentastellato Sergio Battelli paventa la "dittatura" e pungola la Ue: ora "sanzioni" Budapest. Anche Benedetto Dalla Vedova (+ Europa) ha un plastico suggerimento per Bruxelles: "Fuori l’Ungheria, dentro l’Albania". "Salvini che giustifica la scelta di Orban mi fa passare d’incanto tutti i dubbi sulla nostra scelta di agosto 2019", twitta Matteo Renzi (Italia Viva). Ancora più duro il leader delle Sardine Mattia Santori: "Salvini? Ad ogni crisi lo sciacallo torna a farsi vivo".