Roma, 3 aprile 2015 - Soddisfazione popolare in Iran, ira manifesta  in Israele, rabbia malcelata nei paesi arabi: queste le reazioni più forti all'indomani dello storico accordo sul nucleare iraniano raggiunto ieri a Losanna.

REAZIONI DISCORDANTI - Se le potenze occidentali si felicitano per l'accordo preliminare ma "storico" sul nucleare iraniano, raggiunto ieri a Losanna dopo 18 mesi di negoziati tra Ginevra, Vienna, New York e Losanna e uno sprint finale di otto giorni senza tregua sul lago Lemano, e se Teheran a sua volta spera nella vera svolta con la fine delle sanzioni promessa una volta definito anche l'accordo vero e proprio - con i dettagli tecnici e l'ok politico del Consiglio di Sicurezza dell'Onu - ben altri stati d'animo sono riscontrabili tra i tradizionali nemici di Teheran.

QUI GERUSALEMME - Il premier israeliano Benjamin Netanyahu al termine di una riunione straordinaria del gabinetto di sicurezza, che ha bocciato all'unanimità l'intesa, ha ribadito che "l'unico obiettivo" dell'Iran è ottenere la bomba atomica. Per lo Stato ebraico è un passo in una direzione "estremamente pericolosa" perché si limita a concedere altro tempo alla Repubblica islamica. Già nella notte, dopo una telefonata con Barack Obama, Netanyahu aveva definito l'accordo tra la comunità internazionale e Teheran sul nucleare "una minaccia alla sopravvivenza di Israele". Un accordo finale - secondo Netanyahu - non può prescindere dal "richiedere a Teheran un chiaro impegno nel riconosere il diritto di israele ad esistere".

QUI RYADH - A dir poco scettico anche il sovrano dell'Arabia Saudita, re Salman bin Abdulaziz al-Saud, che in una telefonata con Obama ha espresso la speranza "in un accordo definitivo vincolante che porterà al rafforzamento della sicurezza e della stabilità nella regione e nel mondo". Ma è sui social network, dove non vigono le regole della dioplomazia, che la rabbia araba prende realmente corpo e si manifesta in tutta la sua gravità. Ecco un campionario indicativo dello stato d'animo panarabo all'indomani dell'accordo che delimita ma al tempo stesso legittima le rinnovate ambizioni di Teheran: "TI - "Obama traditore" è "il grido di dolore" lanciato su Twitter dagli internauti filo-sauditi. E ancora: "Obama traditore, Ban (Ki-Moon) traditore. Siete tutti traditori e vi odio tutti", commenta disperata  #wedadmansoor, una donna saudita che sintetizza con efficacia la grande delusione del suo Paese che rimane pur sempre il principale alleato degli Usa nella regione. "Un grido di dolore per la morte della coscienza", è invece il triste cinguettio di Nada al Nabulsi seguito da un altro grido allarmato come quello di @aburkan1999 che twitta: "E' un accordo con un solo paragrafo: ai persiani la terra. Ai romani (intesi come occidentali) il sottosuolo (il petrolio). La nazione araba è persa". Delusione e tristezza che si mescolano a frustrazione e rabbia come emerge da tanti tweet: "Mohammed al Sahil" sul suo account #Maflash, scrive: "E' dovere degli Stati del Golfo non fidarsi dell'America che non ci proteggerà: sono loro che hanno aiutato l'espansionismo iraniano. Un punto interrogativo grande come tutta la penisola araba". 

PERCHE' 'Sì' " - Tanto pessimismo non è ovviamente condiviso dai protagonisti dell'accordo. L'Alto Rappresentante della Politica estera dell'Ue, Federica Mogherini, parla di un "messaggio di speranza e di fiducia" al mondo e di "una sconfitta per i falchi di entrambe le parti". Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, da parte sua, ammette che sulla spinosa questione del calendario per la revoca delle sanzioni all'Iran "non è ancora stata trovata un'intesa" e "non sarà facile" trovarla. Mogherini sottolinea che "la risposta alla preoccupazione della regione su un Iran dotato di arma nucleare sta nell'accordo". Il ministro degli Esteri tedesco, Franz Walter Steimeier,  invita il "governo di Israele di guardare più vicino l'accordo" perché i punti principali dell'intesa "mirano a garantire che la sicurezza in Medioriente migliori e non peggiori. ". "L'ansia di sicurezza della regione, non solo di Israele, la capiamo e condividiamo", aggiunge il capo della diplomazia tedesca, per poi puntualizzare: "Se riusciremo nei prossimi mesi a finalizzare 'accordo, ad avere quindi garanzie che l'Iran non potrà dotarsi di arma nucleare e far giocare a Teheran un ruolo responsabile nella regione, avremo da guadagnare non solo noi europei ma tutto il Medio Oriente". Molto sicuro delle ragioni del sì anche il premier inglese David Caweron: "Questo accordo blocca tutte le vie verso l'arma atomica e impone dovuti controlli e verifiche. E, cosa ancora più importante, le sanzioni che hanno spinto l'Iran a sedersi al tavolo dei negoziati non saranno rimosse finché l'Iran non rispetterà la sua parte". Il compromesso trovato nei punti chiave, sebbene ancora tutto da plasmare nella parte tecnica, cruciale, soddisfa naturalmente anche la Russia, da anni alleata di Teheraa.

ROHANI ENTUSIASTA - Oggi in diretta tv, il presidente della repubblica islamica, Hassan Rohani, ha affermato che un giorno l'intesa "entrerà nella memoria storica del popolo iraniano". Le potenze mondiali "hanno accettato che in Iran si possa arricchire uranio", cosicché ora  Teheran "può cooperare con il mondo e non deve scegliere tra lottare e arrendersi". Secondo Rohani l'accordo di Losanna "potrebbe aprire una nuova pagina per le nostre relazioni internazionali" e avviare una nuova fase di "interazione costruttiva". "Onoreremo l'accordo",è la promessa del 66enne leader riformista iraniano, "se anche la controparte si atterrà all'intesa". In precedenza, per spegnere le voci di dissenso del clero sciita,  Rohani aveva twittato questo messaggio: "Per  conto della nazione e della guida suprema Ali Khamenei, vorrei ringraziare il ministro Zarif e il capo dell'Agenzia atomica iraniana Salehi, nonché gli altri membri del team negoziale per i loro instancabili sforzi" nei negoziati.

IRAN IN STRADA - Ieri notte le strade della capitale iraniana sono state invase da cortei di auto con clacson impazziti e bandiere sventolate dai finestrini, mentre sul grande viale Vali Asr la gente cantava e danzava, le mani alzate con il classico segno V della vittoria. "Ora potremo vivere nella normalità", il commento di Davoud Ghafari, un abitante delle capitale tra i tanti scesi in strada per festeggiare l'intesa ancora da chiudere, ma comunque "storica", come definita dallo stesso Barack Obama. Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif e i membri della delegazione che ha partecipato ai colloqui sul nucleare sono stati accolti con applausi da numerosi cittadini al loro rientro stamattina a Teheran. Ieri, nonostante l'annuncio dell'accordo sia stato dato in tarda serata, centinaia di iraniani sono scesi in strada per festeggiare l'intesa. Zarif ha elogiato l'accordo, affermando che i punti elencati nel comunicato finale adottato a Losanna "serviranno da piattaforma di partenza con la quale, con la grazia di Dio, le soluzioni saranno messe a punto a maggio". 

CORNICE E QUADRO - L'intesa quadro tra l'Iran e il cosiddetto Gruppo dei 5+1 (i Paesi membri del Consiglio di Sicurezza Onu, più la Germania) promette la fine delle sanzioni occidentali in vigore da 12 anni, quindi una nuova pagina per l'economia e la società dell'Iran. Una rivoluzione che potrà cambiare anche gli assetti nella regione, cosa temutissima in particolare dall'Arabia Saudita. Ma quello di ieri è in realtà solo un punto di partenza. "La stesura dell'accordo definitivo deve cominciare subito, per essere terminata entro il 30 giugno", ha sintetizzato il presidente iraniano Hassan Rohani su Twitter. Dietro le strette di mano di ieri, infatti, ci sono tutti i dettagli tecnici, molto complessi e spesso insidiosi, da precisare e rendere operativi. In base a quanto concordato a Losanna, Teheran accetta di ridurre considerevolmente il numero delle centrifughe, le macchine che servono a trasformare l'uranio che, arricchito al 90%, viene utilizzato per la fabbricazione dell'atomica. Ne manterrà in funzione solo 6.104 su circa 19mila e di queste oltre 5.000 sono in grado di processare l'uranio, ma l'arricchimento non sarà arricchito oltre il 3,67%, restando quindi sotto la soglia di reattività nucleare. Qui l'Iran ha strappato un compromesso più vicino alle sue richieste iniziali di quanto lasciato intendere nei giorni scorsi: la Comunità internazionale esigeva che restassero attive solo alcune centinaia di centrifughe. Il Paese degli Ayatollah ha accettato anche di non arricchire più uranio per 15 anni nel sito di Fordo (Fardow), nascosto sotto una montagna, considerato il più pericoloso, perchè al riparo da qualsiasi attacco militare. Questo sito dai tratti misteriosi, e su cui si sono concentrate per anni le paure dell'Occidente, dovrà essere convertito in un'installazione per la ricerca farmaceutica. Sulla questione della revoca delle sanzioni, che era diventata l'ultimo ostacolo e punto su cui l'Iran manteneva una posizione rigida, è stato deciso che le misure unilaterali americane ed europee saranno sospese una volta certificato il rispetto degli accordo da parte dell'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'Energia Atomica. Anche questo non sarà semplice: Teheran dovrà garantire ampio accesso ai siti già noti e ispezioni generali per verificare che non siano creati impianti alternativi per aggirare le promesse fatte. Le sanzioni saranno ripristinate in caso di violazioni accertate. L'accordo definitivo dovrà essere votato dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu.