Stoccolma, 11 ottobre 2021 - Sono ben tre i vincitori del premio Nobel per l'economia 2021: David CardJoshua Angrist e Guido Imbens. Ma con quote diverse: il premio, una somma di 1,14 milioni di dollari, va per metà al canadese Card "per i suoi contributi empirici all'economia del lavoro", mentre gli statunitensi Angrist e Imbens ne ricevono un quarto ciascuno per "i contributi metodologici all'analisi delle relazioni causa effetto". Lo ha annunciato l'Accademia reale delle scienze di Svezia, spiegando che il premio di quest'anno riguarda studi su come "trarre conclusioni da esperimenti non voluti". Gli studi dei tre americani infatti "ci hanno fornito nuove informazioni sul mercato del lavoro e hanno mostrato quali conclusioni su causa ed effetto si possono trarre dagli esperimenti naturali: un approccio che si è diffuso in altri campi e ha rivoluzionato la ricerca empirica".

Sommario

I tre americani si aggiudicano il 53esimo riconoscimento nella storia del Nobel: l'economia è stata introdotta solo nel 1969 ed è la più giovane tra le categorie. E se il premio negli altri settori è stato istituito direttamente dal chimico e industriale svedese Alfred Nobel nel 1895, questo invece è nato per iniziativa della Banca di Svezia che tuttora lo finanzia.

Tutti i Nobel italiani nella storia

Si chiude così la prestigiosa rassegna tra sorprese, importanti scoperte e un successo italiano. Quest'anno sono stati premiati: David Julius e Ardem Patapoutian per la medicinaGiorgio Parisi, Klaus Hasselman e Syukuro Manabe per la fisica; Benjamin List e David W.C. MacMillan per la chimicaAbdulrazak Gurnah per la letteraturaMaria Ressa e Dmitry Muratov per la pace e David CardJoshua Angrist Guido Imbens per l'economia. 

Chi sono i vincitori

Insegnano in autorevoli università statunitensi i tre vincitori di quest'anno. 

I tre vincitori

Card, insieme a Krueger, fu tra primi a sostenere che il salario minimo e i suoi aumenti non creano disoccupazione. Recentemente ha concentrato i suoi studi in particolare sull'immigrazione, i salari, l'istruzione e le differenze legate al genere e all'etnia nel mercato del lavoro. Classe 1956, canadese di nascita, professore di Economia alla Berkeley University, è anche il direttore del programma di studi sul lavoro al National Bureau of Economic Research ed ha avuto numerosi riconoscimenti.

Joshua Angrist invece, tra i favoriti nell'edizione del 2019, statunitense ma con doppia cittadinanza israeliana, è nato nel 1960 e dopo aver completato il suo dottorato, ha iniziato a insegnare all'Università di Harvard come assistente professore fino al 1991, quando è tornato in Israele  ed è stato promosso professore associato all'Università Ebraica. Nel 1998 è stato elevato a professore ordinario nel Dipartimento di Economia del MIT. Dal 2008, è il Ford Professor di Economia del MIT e insegna econometria ed economia del lavoro ai suoi studenti. Gli interessi di ricerca di Angrist includono l'economia dell'istruzione e della riforma scolastica, i programmi sociali e il mercato del lavoro, gli effetti dell'immigrazione, la regolamentazione e le istituzioni del mercato del lavoro e i metodi econometrici per la valutazione dei programmi e delle politiche.

Guido Wilhelmus Imbens, classe 1963, economista olandese-americano, è professore di economia alla Stanford Graduate School of Business dal 2012. Dopo aver conseguito il dottorato alla Brown University nel 1991, ha insegnato alla Harvard University, alla UCLA e alla UC Berkeley. È specializzato in econometria, in particolare nei metodi di inferenza causale, ed è membro della Econometric Society (2001) e dell'American Academy of Arts and Sciences (2009). Di economia, ne parla anche tra le mura domestiche: è sposato con l'economista Susan Athey, il cui nome è stato qualche volta fatto nel toto-nomine per il Nobel. Insegna Economia della Tecnologia presso la School of Humanities and Sciences della Stanford Graduate School of Business.

Le scoperte

Il 65enne canadese David Card  ha conquistato metà del prestigioso premio per aver "analizzato gli effetti di salari minimi, immigrazione e istruzione sul mercato del lavoro, sfidando il pensiero comune, portando a nuove analisi e ulteriori intuizioni". I risultati hanno mostrato, tra le altre cose, che "l'aumento del salario minimo non porta necessariamente a un minor numero di posti di lavoro. Ora sappiamo che i redditi delle persone nate in un paese possono beneficiare di una nuova immigrazione, mentre le persone immigrate in precedenza rischiano di essere influenzate negativamente". Il lavoro di Card ha evidenziato inoltre come le risorse attribuite al sistema scolastico "sono molto più importanti per il futuro successo degli studenti nel mercato del lavoro di quanto si pensasse in precedenza". 

"I dati degli esperimenti sul campo -spiega l'Accademia svedese- sono però difficili da interpretare e a metà degli anni '90, Joshua Angrist e Guido Imbens hanno risolto questo problema metodologico, dimostrando come dagli studi sul campo si possono trarre conclusioni precise su causa ed effetto".