Ann Hebert lavorava da 25 anni in Nike, nel 2020 era stata nominata vicepresidente
Ann Hebert lavorava da 25 anni in Nike, nel 2020 era stata nominata vicepresidente
New York, 3 marzo 2021 - Da tempo in America è esplosa la febbre per le Nike introvabili. Le calzature sportive non servono più per saltare in alto sotto canestro o per imitare l’idolo del tennis, ma per fare business. Con prezzi che vanno dai 59 dollari in svendita per una Air Monarch IV ai 780/1.200 dollari al paio per l’ultimo modello delle ricercatissime Jordan retro, le calzature sportive sono diventate oggetto da collezione e di forte speculazione. Il caso era destinato a rimanere un interessante e discutibile trend, ma non sarebbe esploso se, a farne le spese, non fosse stata...

New York, 3 marzo 2021 - Da tempo in America è esplosa la febbre per le Nike introvabili. Le calzature sportive non servono più per saltare in alto sotto canestro o per imitare l’idolo del tennis, ma per fare business. Con prezzi che vanno dai 59 dollari in svendita per una Air Monarch IV ai 780/1.200 dollari al paio per l’ultimo modello delle ricercatissime Jordan retro, le calzature sportive sono diventate oggetto da collezione e di forte speculazione.

Il caso era destinato a rimanere un interessante e discutibile trend, ma non sarebbe esploso se, a farne le spese, non fosse stata proprio la general manager Nike in Nord America, Ann Hebert, che lunedì si è dimessa improvvisamente. L’inchiesta di copertina di Bloomberg-Businessweek ha rivelato infatti come il figlio diciannovenne Joe, fondatore della West Coast Streetwear e conosciuto nel mono del mercato parallelo dei giovani come ’West Coast Joe’, si era accaparrato migliaia di scarpe, pagando in un solo acquisto una cifra di 132mila dollari, prelevati però dalla carta di credito aziendale della madre. La sua formula era fare incetta di decine migliaia di calzature a prezzo scontato appena distribuite, per poi rivenderle sulla sua piattaforma e sul mercato secondario, guadagnando centinaia di migliaia di dollari.

Joe, per la sua aggressiva intraprendenza commerciale, probabilmente non ha violato alcuna legge statunitense. Ma, usando come metodo di pagamento una carta di credito aziendale della Nike intestata alla madre manager, ha finito con l’alzare i riflettori su un potenziale conflitto d’interesse se non insider trading.
Ann Hebert, da 25 anni, era un pilastro della Nike e la sua carriera si è sviluppata tutta internamente fino ai vertici della società. A metterla con le spalle al muro sono stati i consumatori infuriati dopo la storia di Joe su Bloomberg/BusinessWeek che li ha fatti sentire truffati.
Capitalizzata commercialmente oltre 151 miliardi di dollari, con un volume d’affari dei 37,4 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi e un profitto netto di 2,5 miliardi la Nike, anche se con rammarico, ha accettato immediatamente le dimissioni della Hebert capendo che solo così si poteva salvare la reputazione della società.

La Nike conta oggi più di 75mila dipendenti in tutto il mondo e il suo negozio più prestigioso – Niketown store nel cuore di Manhattan – è tra i pochi al mondo che prima della pandemia vendeva tutti i modelli prodotti dalla società prodotti in ogni parte del mondo.
Tenendo sotto contratto da Kobe Bryant a Micheal Jordan, da Tiger Wood, a Feder da Ronaldo, a Serena Williams fino a Simone Biles, la Nike è lo sponsor più grande al mondo nel mondo dello sport.
Il mercato parallelo delle sue calzature sportive però se non regolamentato e controllato con regole borsistiche potrebbe portare alla creazione di una bolla e anche le scarpe di Jordan da 780 dollari, che adesso vanno a ruba, rischiano di veder crollare il loro valore su un mercato ormai troppo pompato ed esaltato.