Tel Aviv, 14 febbraio 2018 - E' bufera sul premier israeliano Benjamin Netanyahu. Ieri la polizia israeliana ha infatti chiesto alla magistratura di incriminarlo per corruzione, frode e violazione della fiducia. La scelta di mettere sul banco degli imputati il premier spetta ora al procuratore generale Avishai Mandelblit, anche se potrebbero volerci settimane o mesi per arrivare a una decisione. Intanto in Israele si scatena la polemica, dopo che gli inquirenti hanno reso note le indagini, che proseguono da due anni con circa ottanta testimoni interrogati, e tramite le quali sarebbero state raccolte "prove sufficienti" per accusare il primo ministro.

Due i filoni principali su cui si indaga. Nel primo, noto come 'Case 1000', si sospetta che Netanyahu abbia ricevuto tangenti da grandi nomi del mondo degli affari come il miliardario australiano, James Biller o il produttore Arnon Milchan. Nello specifico si parla di regali di lusso (sigari, bottiglie di champagne e gioielli) fatti a lui o alla sua famiglia tra il 2007 e il 2016, per l'quivalente di 230mila euro. In cambio, il premier avrebbe dovuto varare una manovra fiscale per avvantaggiare Milchan, che cercava di ottenere un visto negli Stati Uniti e un trattamento preferenziale alle sue aziende. Il secondo, denominato 'Case 2000', riguarda invece un accordo segreto che Netanyahu avrebbe tentato di stipulare con Arnon Moses, proprietario del secondo quotidiano più importante in Israele 'Yediot Aharonot', per ottenere una copertura mediatica favorevole  in cambio dell'impegno a danneggiare il giornale rivale 'Israel Hayom'.

LA REPLICA DI NETANYAHU - Parlando al Paese in diretta televisiva, Netanyahu ha respinto le accuse ed escluso le dimissioni: "Il governo finirà il mandato e sono certo che nelle prossime elezioni otterrò nuovamente la vostra fiducia" ha affermato, aggiungendo: "Ne io ne altri abbiamo piani per elezioni anticipate". Il presidente ha minimizzato, ricordando di essere stato, negli anni, "oggetto di non meno di quindici indagini" che tuttavia "non hanno portato a nulla", ed affermando di aver dedicato "una vita al servizio del Paese". Nella giornata di oggi, il premier israeliano è poi tornato ad attaccare le decisioni della polizia definendo la situazione "il mondo alla rovescia". Netanyahu, secondo cui l'indagine è "piena di buchi, come una groviera", ha poi contestato la testimonianza a suo sfavore rilasciata dell'ex ministro delle finanze Yair Lapid. "La polizia - ha detto Netanyahu - lo ha interrogato un'ora sola ed ora la definisce una testimonianza chiave in un'indagine durata un anno".

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LE CRITICHE - Intanto l'ex premier Ehud Barak ha chiesto che Netanyahu "si dichiari 'impossibilitato'" a svolgere il suo incarico e che "la coalizione di governo stabilisca chi lo sostituirà in questa ora critica". "Il quadro che emerge dalle raccomandazioni della polizia - ha aggiunto - mette i brividi. La profondità della corruzione emersa, e che ancora emergerà, fa spavento". Duro anche il ministro dell'Istruzione Naftali Bennett, che durante un discorso tenuto a Tel Aviv ha dichiarato: "Accettando donazioni per somme ingenti e per un periodo prolungato, non si è dimostrato all'altezza degli standard di una personalità che dovrebbe dare l'esempio".

Come ricordato dal ministro della Giustizia, Ayelet Shaked, in base alla legge israeliana un primo ministro accusato di corruzione non è obbligato a dimettersi. Quel che potrebbe invece accadere, è che la pressione politica aumenti fino a costringere Netanyahu a lasciare. L'obbligo di dimissioni scatterebbe solo in caso di condanna definitiva. D'altronde in passato la giustizia israeliana si è dimostrata severa con i capi di governo, come testimonia l'arresto del predecessore ed ex avversario di Netanyahu, Ehud Olmert, rilasciato a luglio dopo un anno e quattro mesi di carcere per corruzione. Alla guida del Paese dal 2009, dopo un primo mandato tra il 1996 e il 1999, Netanyahu (68 anni) sembra avviato a battere il record di longevità che spetta allo storico leader David Ben Gurion (padre fondatore dello Stato di Israele), ammesso che l'attuale legislatura dovesse arrivare alla scadenza naturale del 2019.