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17 apr 2022

Nella nave affondata la croce di Cristo. Le reliquie al seguito degli eserciti

Un pezzo del legno sacro a bordo dell’incrociatore russo. Da Costantino ai crociati, i simboli della fede in battaglia

17 apr 2022
franco cardini
Esteri
L’incrociatore della flotta russa Moskva, affondato nel Mar Nero dai missili ucraini
L’incrociatore della flotta russa Moskva, affondato nel Mar Nero dai missili ucraini
L’incrociatore della flotta russa Moskva, affondato nel Mar Nero dai missili ucraini
L’incrociatore della flotta russa Moskva, affondato nel Mar Nero dai missili ucraini

La notizia diffusa dall’agenzia russa Tass, secondo la quale nella cappella di bordo dell’incrociatore russo Moskva – affondato in seguito a un attacco ucraino – sarebbe stato custodita una preziosissima reliquia, un frammento della ’Vera Croce’, può aver stupito qualcuno per due motivi: sia per il fatto che una nave da guerra ospitasse una cappella, sia per quello secondo il quale sarebbero in giro autentici resti dell’oggetto ligneo che circa un paio di millenni fa servì da patibolo al Salvatore. Che cosa può esserci di vero o quanto meno di verosimile? Agli inizi del 2020 la Chiesa ortodossa russa diramò la notizia secondo la quale un frammento della Vera Croce, acquistato da un anonimo mecenate per circa 40 milioni di euro, era stato donato alla marina militare e custodito nella cappella di bordo del Moskva. Nulla di strano in ciò. Che le reliquie siano usate come protettrici di eserciti risponde a un uso antichissimo, che ha esempi illustri. Si pensi solo al Santo Chiodo della Crocifissione, fuso nell’elmo e nel freno del cavallo di Costantino; o alla reliquia della Santa Croce custodita nella basilica della Resurrezione (il Santo Sepolcro di Gerusalemme) che i crociati usavano recare in battaglia come loro ’Sacro Palladio’ – e il paragone con la famosa leggendaria effigie di Pallade Atena è calzante – e che, catturata dai musulmani nella battaglia di Hattin in Galilea (luglio 1087) fu distrutta per ordine del Saladino in ossequio al principio musulmano secondo il quale il profeta Gesù non è mai stato veramente crocifisso. O alle molte reliquie incastrate nell’elsa della spada di alcuni principi, come quella di cui parla la Chanson de Roland. Che la croce del Cristo fosse assimilata a un’insegna vittoriosa ce lo dice l’intera tradizione iconico-araldica cristiana, sostenuta dallo splendido inno di Venanzio Fortunato (VI sec. d.C.) ...

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