Un barcone con a bordo dei migranti nel Mediterraneo
Un barcone con a bordo dei migranti nel Mediterraneo

Tripoli, 25 luglio 2019  - Altra tragedia del mare al largo della Libia. Più di 100 persone sono morte annegate nel naufragio di un barcone di legno al largo della costa di Khoms, nel nordovest del Paese. La maggior parte dei migranti soccorsi proviene dall'Eritrea, ma c'erano anche persone provenienti dalla Palestina e dal Sudan.

Se le cifre saranno confermate, sarà la peggiore strage di migranti del 2019: 150 persone disperse tra le onde secondo i testimoni. Uomini, donne, bambini. Un pescatore ha avvistato i naufraghi e ne ha soccorsi quanti poteva, poi ha avvisato la Guardia Costiera libica che ne ha tratti in salvo 137; 70 corpi galleggiavano intorno al relitto. Secondo i sopravvissuti c'erano circa 300 persone in viaggio. Il Mediterraneo continua a inghiottire vite nonostante gli sforzi di ostacolare le partenze: l' Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati e l'Organizzazione internazionale per le Migrazioni sottolineano come le morti in mare non si siano mai arrestate dall'inizio della buona stagione.

Pare che tre o quattro gommoni con a bordo oltre 300 persone, inclusi donne e bambini, siano salpati mercoledì sera diretti verso le coste italiane. Forse perché sovraccariche, o con i motori non funzionanti, le tre barche si sarebbero capovolte entro le 5 miglia nautiche dalla costa. Le équipe di Msf hanno fornito cure mediche a due gruppi di sopravvissuti, rispettivamente di 82 e 53 persone. "Abbiamo dato prima assistenza e stabilizzato le condizioni più urgenti e abbiamo trasferito 7 persone in ospedale per cure mediche salvavita. I pazienti sono sotto shock e hanno sintomi da pre-annegamento, come ipossia e ipotermia", si legge in una nota.

Anche Sea Watch ha commentato l'accaduto: "130 persone circa sono state soccorse ma riportate nell'inferno libico da cui stavano cercando di fuggire. In queste ore sono almeno sette i gommoni, in alto mare, che stanno cercando di raggiungere le coste dell'Europa" ha twittato l'ong, sottolineando "intanto, nessuna nave civile di soccorso si trova nel Mediterraneo. La Sea Watch oggi avrebbe potuto salvare vite. Questo folle blocco sta uccidendo. Di fronte all'ennesima tragedia, l'argomentazione del pull-factor si dimostra, ancora una volta, infondata".

Unhcr e Onu concordano nel ritenere che molte stragi si consumino nel silenzio, e che le persone in fuga da guerre e miseria che concludono il viaggio in mare siano molte di più. Il gruppo protagonista del naufragio era partito da Khoms e il barcone si sarebbe rovesciato poco dopo. Medici senza Frontiere, che sta prestando soccorso ai sopravvissuti al porto di Khoms, riferisce testimonianze di 70 corpi contati in mare e di un altro centinaio di dispersi. Filippo Grandi, alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), si affretta a ribadire su twitter che occorre "ripristinare il soccorso in mare, porre fine alle detenzioni di migranti e rifugiati in Libia, assicurare passaggi sicuri per uscire dal Paese" e aggiunge "ORA, prima che sia troppo tardi per altri disperati".

"Tra i morti ci sono donne e bambini". Lo ha scritto su twitter Charlie Yaxley, portavoce dell'Unhcr per l'Africa e Mediterraneo/Libia. "Lo status quo non può continuare - ha detto - Non possiamo ignorare che i viaggi sui barconi sta diventando sempre più letali. Quest'anno, nei viaggi dalla Libia verso l'Europa, è morta una persona ogni sei che sono arrivate sulle coste europee. E' un dato sconvolgente, non possiamo girarci dall'altra parte".