Buenos Aires, 28 novembre 2020 - Aperta un'indagine sulla morte di Diego Armando Maradona. La Procura Generale di San Isidro vuole capire se c'è stata negligenza nei soccorsi al 60enne Pibe de Oro: da chiarire i tempi di arrivo del'ambulanza, e le due versioni contrastanti date dall'infermiera che seguiva Maradona quella mattina. Dahiana Gisela Madrid in un primo momento aveva dichiarato agli inquirenti che il 25 novembre, giorno del suo decesso, aveva controllato Diego tutta la mattina, seguendo quanto scritto nel rapporto consegnato alle autorità dalla società che forniva il personale per assistere l'ex numero 10. Ma sarebbe stata la Medidom a fare pressioni sulla Gisela Madrid perchè mentisse.

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Due giorni dopo l'infermiera ha ritrattato, come scrive il quotidiano argentino Clarin, la donna ha dichiarato di essere stata spinta dagli stessi datori di lavoro a dare una versione differente: in realtà quella mattina al cambiato della guardia con l'assistente della notte, alle 6.30,  Diego era ancora vivo, e Gisele Madrid ha aggiunto di averlo sentito muoversi all'interno della stanza alle 7.30, ma di non essere mai entrata a controllarlo, per lasciarlo riposare. Il cadavere senza vita di Diego è stato trovato alle 11.55, quando a casa sua sono arrivati psichiatra Susana Cosachov e dello psicologo Carlos Diaz

Il poslo di Diego non batteva più, ma ci sarebbero stati anche ritardi nei soccorsi. Un membro della famiglia ha dichiarato alla stampa: "Ci sono irregolarità", e l'avvocato e amico di Maradona, Matias Morla, a poche ore dalla morte, aveva denunciato "che l'ambulanza ha impiegato più di mezz'ora per arrivare alla casa" del Diez, in campagna San Andrés, nel complesso Villanueva a Tigre.

Famiglia e legale al momento non hanno sporto denuncia, ma la magistratura di San Isidro è andata avanti da sola e sta analizzando i registri delle chiamate e i video delle telecamere di sicurezza. Secondo le prime indagini l'ambulanza avrebbe impiegato 11 minuti per raggiungere l'abitazione del paese di Tigre, e non mezz'ora, ma per il momento il fascicolo resta aperto. 

Ed è mistero anche per le parole usate durante la telefonata fatta da Leopoldo Luque, medico personale di Maradona, e che lo aveva operato per rimuovere un ematoma subdurale, per richiedere i soccorsi. Sul suo sito il quotidiano 'El Dia' oggi ha diffuso l'audio della chiamata di Luque. La telefonata: "Ciao, c'è una persona che da quanto mi dicono è in arresto cardiorespiratorio. Un dottore lo sta assistendo. E' un uomo di 60 anni". Luque non fa mai il nome del famoso paziente, ma gli investigatori sembrano poco interessati a questo fatto: la chiamata del medico è stata fatta alle 12.16, e secondo le indagini la prima ambulanza sarebbe arrivata alle 12.28. Cosa che sconfessa anche la denuncia dell'avvocato Mora.

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Invece la Procura della Città di Buenos Aires sta indagando sui selfie accanto al cadavere di Maradona. La polizia della capitale ieri ha effettuato tre perquisizioni. I sospetti che si sarebbero scattati le fotografie sono tre, dipendenti della Funeral Home Sepelios Pinier: dovevano prendersi cura del cadavere dell'ex calciatore. La società li aveva subito licenziati, appena le foto erano circolate, ma ora saranno chiamati a testimoniare dalla Procura, anche se non sono stati arrestati perchè il reato contestato non lo prevede. L'accusa in linea di principio potrebbe essere per presunta profanazione di un cadavere, ma è possibile che vengano accusati anche di violazione di "diritti molto personali". Le perquisizioni nella capitale hanno riguardato il luogo dove fu preparato il corpo di Maradona, nella sede dell'agenzia, e nella casa di uno degli impiegati, ritratto nella foto insieme a suo figlio: Claudio Ismael Fernández, 48 anni, e di Sebastián Ismael Fernández, di 18. Sequestrati tre telefoni cellulari, un tablet, una chiavetta USB e l'abbigliamento che sembra quello indossato dai sospetti al momento dello scatto dei selfie.

Intanto si scopre che in Argentina c'è una delle poche persone al mondo che non sa ancora della morte di Diego Maradona. E' Carlos Bilardo, l'allenatore dell'Argentina campione del mondo del 1986, che oggi ha 82 anni e soffre di disturbi neurologici. "Non posso dirgli che Diego è morto", ha rivelato a Radio Provincia il fratello Jorge Bilardo. Gli gli voleva bene come a un figlio, ha spiegato il parente dell'ex ct della Seleccion. Bilardo vive in un appartamento a Buenos Aires, seguito anche lui da alcune infermiere, che hanno ricevuto l'ordine di fargli guardare la televisione. L'ex allenatore dell'Albiceleste ha tenuto le redini della nazionale argentina in tre Mondiali, dal 1982 al 1990, vincendo il titolonell'86 e sfiorandolo quattro anni dopo a Italia '90, perdendo in finale contro la Germania.

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