Un poliziotto croato al confine con la Bosnia-Erzegovina
Un poliziotto croato al confine con la Bosnia-Erzegovina

Roma, 7 ottobre 2021 - Nella giornata di ieri, 6 ottobre 2021, il progetto olandese di giornalismo collaborativo "Lighthouse Report" ha pubblicato nuove testimonianze video sulle violenze perpetrate contro i migranti dalle forze di polizia di Croazia, Romania e Grecia. Attraverso un'indagine congiunta condotta con alcune importanti testate internazionali, tra cui il giornale tedesco Der Spiegel, Lighthouse Report ha portato alla luce diversi episodi di respingimenti illegali attuati da agenti mascherati nei confronti di decine di potenziali richiedenti asilo, in piena violazione dei diritti umani e del diritto internazionale. Simili pratiche, nonostante ripetuti report da parte di svariate organizzazioni e organi di stampa, erano sempre state negate dalle agenzie europee e dal governo croato, mentre ora emergerebbe come la loro adozione sia direttamente finanziata da fondi dell'Unione Europea.

Alcuni dei video in alta risoluzione, girati nella foresta croata vicino al confine con la Bosnia-Erzegovina e visibili sui profili social di Lighthouse, mostrano individui incappucciati armati di manganello picchiare ripetutamente le persone che provano ad attraversare la frontiera, arrecando ai migranti pesanti danni fisici anch'essi ritratti nei minuti di girato resi pubblici: escoriazioni, ferite, lividi su tutto il corpo. Analisi forensi effettuate sulle immagini rivelano che le divise indossate dagli uomini mascherati sono fornite al ramo antisommossa della polizia croata, chiamato Intervention Police. Tre dei quattro agenti usano la "Tonfa", un manganello anch'esso in uso esclusivo all'Intervention Police. Uno dei video, girato con un drone fatto volare sopra il territorio della Bosnia-Erzegovina, mostra una decina di agenti scaricare 15 richiedenti asilo da un furgone, obbligandoli con la forza a dirigersi verso il confine e ad oltrepassarlo. Altre testimonianze ritraggono episodi simili al confine tra Romania e Serbia, oltre che respingimenti effettuati in alto mare dalle forze d'elite della Guardia costiera greca.

Le violenze sui migranti da parte delle forze di polizia ai confini dell'Unione europea, in particolare quelle della Croazia ma in generale lungo l'intera rotta balcanica, erano state denunciate negli anni scorsi da molti organismi indipendenti e testate giornalistiche, tra cui Avvenire. La rotta è teatro di uno dei maggiori fenomeni migratori verso l'Unione Europea, in cui migliaia di persone tentano il cosiddetto "Game", ovvero la pericolosa traversata lungo le frontiere che conducono nei Paesi membri, tra cui l'Italia. A fine gennaio quattro europarlamentari italiani - Brando Benifei, Alessandra Moretti, Pier Francesco Majorino e il vicepresidente della Commissione diritti civili Ue Pietro Bartolo - erano stati respinti proprio dalla polizia croata nel tentativo di monotorare le condizioni dei migranti al confine con la Bosnia-Erzegovina. Paese che ospita il campo profughi di Lipa, uno dei centri più degradati d'Europa, in cui ritornano coloro che non hanno avuto successo nella traversata. In inverno, non è raro che i migranti arrivino al campo senza indumenti, con i piedi congelati, proprio a causa degli abusi e delle torture della polizia.

"Devo dire che alcuni dei fatti riportati sono scioccanti" ha detto la commissaria europea agli Affari Interni Ylva Johansson, durante un punto stampa a Bruxelles. "Sono estremamente preoccupata per quanto emerso. Sono fatti sui quali occorre indagare. Sembra esserci una forma di orchestrazione della violenza al confine esterno". Le indagini di Lighthouse report, condotte su dati pubblici, mostrano come i costi dei giubbotti e dell'attività degli agenti, inclusa in un'operazione nazionale chiamata "Koridor", siano finanziati dal Fondo di sicurezza interna dell'Unione Europea, che provvede anche al pagamento degli hotel in cui alloggiano i poliziotti coinvolti. "Sembrano esserci evidenze convincenti di un uso improprio di fondi Ue: questo va indagato a fondo ed è fonte di grave preoccupazione. Questa sera mi incontrerò di persona con il ministro greco alle Migrazioni e con quello croato. Solleverò la questione con entrambi" ha concluso Johansson. Il 15 luglio di quest'anno è stata presentata al Parlamento Europeo la "Relazione sull'indagine conoscitiva su Frontex relativa alle presunte violazioni di diritti fondamentali", che riporta come l'agenzia europea per il controllo delle frontiere Frontex fosse a conoscenza di violazioni dei diritti umani e non abbia agito tempestivamente ed efficacemente per porvi fine. Dal report emergono “carenze nei meccanismi di monitoraggio dell’Agenzia nel segnalare e valutare la situazione dei diritti fondamentali” oltre che gravi responsabilità del Direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, nell'aver ignorato più volte le richieste del responsabile dei diritti fondamentali e del Forum Consultivo.

I respingimenti alla frontiera, come quelli riportati da Lighthouse Report, sono illegali. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani all’art.14 stabilisce il “diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni”, mentre la Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati del 1951 sancisce il principio di “non refoulement”, ossia di non respingimento, affermando all’art.33 che “Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche”. L’articolo si applica anche in maniera indiretta: quanto enunciato vale infatti anche se lo Stato contribuisce a far sì che l’individuo subisca un respingimento nei termini descritti.