Roma, 12 novembre 2020 - Sono 74 i migranti morti in seguito a un naufragio a largo di Khums, in Libia. L'annuncio arriva dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni che ha diffuso una nota anche su Twitter. La Oim afferma che questa è solo l'ultima di "una serie di tragedie che hanno coinvolto almeno altri otto naufragi nel Mediterraneo centrale dal primo ottobre".

L'imbarcazione trasportava oltre 120 persone, tra cui donne e bambini. Quarantasette sopravvissuti sono stati portati a riva dalla Guardia Costiera libica e da pescatori; 31 corpi sono stati recuperati. Proseguono le ricerche di altre vittime e di eventuali sopravvissuti. Altre 19 persone sono morte negli ultimi due giorni: tra le vittime anche due bambini annegati dopo che le due barche sui cui si trovavano si sono rovesciate, e il neonato di 6 mesi morto subito dopo i soccorsi di Open Arms in un naufragio a 31 miglia dalla libica Sabratha. La nave Open Arms - l'unica nave di una ONG attualmente attiva nel Mediterraneo centrale - ha salvato, per il resto, più di 200 persone in tre operazioni.

Secondo una stima della Oim, quest'anno sono almeno 900 i migranti annegati nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere le coste europee, alcune a causa di ritardi nei soccorsi. Più di 11.000 altri migranti sono stati riportati in Libia, in un paese dove possono rischiare di subire violazioni dei diritti umani, detenzione, abusi, tratta e sfruttamento, come documentato dalle Nazioni Unite. Dall'inizio di ottobre circa 1.900 migranti sono stati intercettati in mare e riportati in Libia, mentre almeno 780 dei migranti arrivati in Italia nello stesso periodo provengono dalle coste libiche.