Minsk, 11 novembre 2021 - Alta tensione tra Ue e Bielorussia per i migranti ammassati al confine con la Polonia. Il presidente Aleksandr Lukashenko minaccia di chiudere i rubinetti che portano il gas russo in Europa (Yamal Europe) se l'Ue introdurrà nuove sanzioni contro Minsk. "Forniamo all'Europa il riscaldamento e i Paesi europei ci minacciano di chiudere le frontiere. E se noi interrompessimo il transito di gas diretto all'Europa?", ha affermato in un incontro con il governo.  

"Sta a loro decidere. Se chiudono le frontiere, lasciamo che lo facciano", ha precisato, dopo aver dato istruzioni al ministero degli Esteri di "avvertire tutti gli europei che se introdurranno nuove sanzioni 'indigeribili' e inaccettabili per noi, risponderemo". "Come risponderemo? Lo abbiamo concordato circa un anno fa". "Quindi raccomanderei alla leadership polacca, a quella lituana e ad altre personalità prive di senno di pensare prima di parlare. Non ci fermeremo di fronte a nulla per proteggere la nostra sovranità e indipendenza", ha concluso Lukashenko citato dall'agenzia Belta. 

Il gasdotto Yamal ha origine in Russia e poi, attraverso la Bielorussia, arriva in Polonia e quindi in Germania. Il tratto bielorusso del gasdotto inaugurato nel 2006 appartiene alla russa Gazprom.

Per i vertici europei la prima risposta a Lukashenko è arrivata dal commissario all'Economia, Paolo Gentiloni. "Certamente non ci facciamo intimidire dalle minacce di Lukashenko - ha replicato-, non c'è dubbio che quando parliamo di autonomia strategica e aperta, in campo energetico, nel medio termine e nel breve termine sarà fondamentale lavorare per utilizzare al meglio le relazioni esistenti con Nord Africa, Norvegia, Russia" e altri fornitori.

Intanto il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha definito "senza fondamento" le accuse del premier polacco Mateusz Morawicki secondo cui Ankara lavorerebbe in sincronia con Mosca e Minsk facilitando il traffico di migranti dalla Turchia alla Bielorussia e aggravando la situazione al confine con la Polonia. 

Ed Erdogan è stato ancora più categorico. "Dire che la crisi dei rifugiati origina dalla Turchia è vergognoso. Stiamo parlando di un Paese che ospita 5 milioni di rifugiati", ha risposto il leader turco al premier polacco che aveva accusato Ankara di agire in sincronia con Mosca e Minsk per facilitare il traffico di migranti in Europa aggravando la situazione al confine tra Polonia e Bielorussia. Erdogan ha respinto le accuse dichiarandole "una menzogna" e ha anche attaccato Atene accusandola di respingere migranti che tentano di raggiungere le isole greche dalla Turchia lasciandoli morire in mare e dichiarando di avere documenti per provarlo. Erdogan ha ricevuto la solidarietà del premier ungherese Viktor Orban, oggi in visita in Turchia, che ha affermato come sia "imperativo" per l'Ue sostenere Ankara sui rifugiati. Durante la conferenza stampa congiunta con il primo ministro ungherese, Erdogan ha criticato la collaborazione tra Usa e Grecia rispetto all'uso di una base militare nelle vicinanze del confine turco-greco. "Alessandropoli non è una base militare greca, ormai l'intera Grecia è diventata una base militare degli Stati Uniti", ha affermato il presidente turco.