15 nov 2021

Migranti, Polonia: "Costruiamo un muro, a dicembre via ai lavori"

Il governo mostra video di uomini e donne ammassati alla frontiera. Nuove sanzioni Ue contro la Bielorussia. Lukashenko: "Siamo pronti a rimandarli in patria". Telefonata con Merkel: "Necessari aiuti al confine"

Bruxelles, 15 novembre 2021 - Resta alta l'attenzione sulla crisi dei migranti al confine tra Polonia e Bielorussia. Il governo di Varsavia ha annunciato che inizierà la costruzione di un muro al confine a dicembre. L'opera sarà conclusa ella prima metà del 2022, ha assicurato il ministro degli Interni polacco, Mariusz Kaminsk, che ha parlato di "un investimento assolutamente strategico e prioritario per la sicurezza del Paese e dei suoi cittadini". 

Questa mattina il ministro della Difesa polacco aveva denunciato come un folto gruppo di migranti si fosse riunito nei pressi di un valico della frontiera tra Polonia e Bielorussia "portati dalle forze bielorusse", mostrando video con centinaia di persone ammassate di fronte ai poliziotti polacchi. 

Sanzioni Ue alla Bielorussia

L'Europa non resta a guardare ed estende il quadro delle sanzioni contro Minsk "per poter rispondere alla strumentalizzazione dei migranti dal regime bielorusso a fini politici". L'Ue potrà ora colpire individui ed entità che organizzano o contribuiscono ad attività del regime di Lukashenko che facilitano l'attraversamento illegale delle frontiere esterne dell'Ue. "La decisione odierna riflette la determinazione dell'Unione europea a resistere alla strumentalizzazione dei migranti a fini politici. Stiamo respingendo questa pratica disumana e illegale. Allo stesso tempo, continuiamo a sottolineare l'inaccettabile repressione in atto da parte del regime contro la propria popolazione e noi risponderemo di conseguenza", commenta Josep Borrell, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza. 

Telefonata Merkel-Lukashenko

Pugno duro dunque dell'Europa. Per la prima volta dalla sua contestata rielezione, però, Lukashenko ha parlato con un leader europeo. Nel pomeriggio il presidente ha sentito al telefono la cancelliera Merkel: una conversazione di un'ora nella quale si è affrontato "la difficile situazione alla frontiera fra Bielorussia e Unione europea e la necessità di aiuti umanitari per i rifugiati e i migranti che si trovano sul posto", si legge in una nota del portavoce tedesco Steffen Seibert. I due avrebbero discusso di come evitare un'escalation della situazione. 

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La Bielorussia si dice "pronta a rimandare i migranti in patria". "Ma loro non vogliono tornare", sostiene il presidente Lukashenko. Minsk, assicura, "non vuole un conflitto di confine" che semmai "è necessario alla Polonia". E il Cremlino appoggia Minsk: "Non è assolutamente corretto attribuire ad Alexander Lukashenko l'intera colpa della crisi dei migranti al confine tra Bielorussia e Ue".

Intanto, l'Iraq annuncia per giovedì prossimo il primo volo di rimpatrio, su base "volontaria", per i suoi cittadini bloccati al confine Polonia-Bielorussia, mentre la Lituania chiede che Minsk diventi 'no fly zone' per evitare che vi sbarchino altri migranti. Il ministro francese Le Drian, che partecipa al Consiglio dei ministri degli Esteri Ue a Bruxelles, dice che "la Francia sostiene l'adozione di un quinto pacchetto di sanzioni contro la Bielorussia". La Russia si propone come mediatore nell'ambito del conflitto Minsk-Varsavia

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