Roma, 29 giugno 2018 - Il punto più qualificante e significativo per l'Italia dell'accordo raggiunto al consiglio europeo di Bruxelles è l'affermazione di alcuni principi chiave, come chiedeva da tempo il nostro Pese. Il fatto che le migrazioni dall'Africa verso l'Europa siano un affare europeo e non solo italiano o greco, e il riconoscimento del diritto italiano o greco di non essere lasciati soli a gestire l'emergenza. C'è poi l'invito a tutti gli stati a costruire nel proprio territorio centri di raccolta per i migranti che devono essere poi rimpatriati mentre, sempre come era nelle nostre intenzioni, non è stato previsto alcun obbligo veramente cogente di riprendersi i migranti secondari.

Ci sono infine due altri punti significativi che da sempre erano nei nostri desiderata, ossia l'impegno comune ad aumentare la pressione diplomatica sui Paesi africani per stipulare accordi di riammissione e l'istituzione di un fondo europeo per l'Africa, con il quale alimentare le intese bilaterali con gli stati da cui partono i migranti. Tutto questo è la parte che ha fatto sorridere il premier Conte, dandogli modo di farsi vedere soddisfatto davanti alle telecamere.

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La parte meno luccicante per l'Italia è che non cambia il sistema di fondo dell'accoglienza dei migranti in Europa e, come è specificato nell'intesa raggiunta a notte fonda, il trattato di Dublino resta in vigore, quello per cui si prende cura dei migranti il Paese di primo approdo. Non è stato previsto un sistema di ripartizione di quote, come voleva l'Italia, e lo stesso fondo per l'Africa è molto meno consistente di quanto si sperava e soprattutto è alimentato solo dalla Commissione e non dagli altri stati, come invece doveva essere all'inizio. La seconda trance del finanziamento alla Turchia, come chiedeva la Germania, è stata accordata. Parliamo di tre miliardi di euro.

Tutto ciò che è stato incluso nell'accordo è su base volontaria, e obiettivamente c'è da chiedersi come potrà cambiare qualcosa se già adesso quando erano previste invece quote obbligatorie nessuno le rispettava. Il punto di intesa è in sostanza minimo, e rispecchia una Europa che sul tema immigrazione è del tutto paralizzata. Il fatto che tutti in qualche modo cantino vittoria, da Conte a Orban passando per Macron e la Merkel la dice lunga sulla portata dell'intesa. Non esistono Stati in grado di trainare gli altri verso accordi più cogenti e meno ripiegati sull'interesse nazionale e l'unico modo, al momento, è accontentarsi di quel poco che passa il convento. Il tempo, forse, suggerirà soluzioni diverse.

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