L'arcivescovo di Santa Fe, John Wester
L'arcivescovo di Santa Fe, John Wester

Roma, 20 agosto 2020 - Anche le prediche possono tenere alla larga il Coronavirus. A patto che siano brevi per evitare che i fedeli restino troppo tempo in chiesa, rischiando d'infettarsi. Mentre in Italia la conferenza episcopale ha ripristinato da qualche giorno i cori durante la messa, negli Stati Uniti un arcivescovo ha fissato per i preti della diocesi un limite temporale alla durata delle omelie. Pena, il divieto di predica durante la messa.

Cinque minuti possono bastare, a detta di monsignor John Wester, 70 anni, ordinario di Santa Fe, indefessa voce a favore dei poveri e degli immiigrati nell'America First di Donald Trump. Orologio alla mano, in questo modo le celebrazioni eucaristiche non dovrebbero protrarsi oltre la mezz'ora o poco più. A dare notizia del giro di vite è il network di media cattolici conservatori Cna/Ewtn, secondo cui la misura sarebbe funzionale a contenere il virus. La conferma arriva dal vicario generale di Santa Fe, Glennon Jones, per cui “omelie troppo lunghe aumentano il rischio di infezioni“, tra l’altro inducendo i fedeli a non presentarsi in chiesa.

Un paio di anni fa, quando i più non sapevano neanche cosa fosse un Coronavirus, era stato lo stesso papa Francesco a raccomandare ai preti “prediche ben preparate e brevi“. Apriprista in tal senso, almeno nell'età contemporanea, era stato nel 2004 il cardinale filippino, Ricardo Vidal. Il porporato, scomparso nel 2017, passò alle cronache per aver donato a ciascun presbitero della diocesi una sveglia al fine di  metterli nelle migliori condizioni possibili per evitare sforamenti. Le omelie, se troppo lunghe, soleva ripetere, “possono tramutarsi in una catastrofe” per chi partecipa alla messa.