L'offensiva di Israele su Gaza (Ansa)
L'offensiva di Israele su Gaza (Ansa)

Gerusalemme, 13 luglio 2014 - La prima incursione di terra nel territorio della Striscia di Gaza è stata compiuta dall'esercito israeliano nella notte. Si tratta del primo sconfinamento dall'inizio dei raid aerei. Quattro soldati israeliani sono rimasti leggermente feriti negli scontri nel corso dell'operazione che aveva - fanno sapere le autorità di Tel Aviv - l'obiettivo di distruggere una base missilistica. L'incursione è stata condotta dalle forze speciali, che si sono ritirate al termine dell'azione. "La missione è stata portata a termine", ha spiegato il portavoce dell'esercito israeliano, il tenente colonnello Peter Lerner. 

Nella notte intanto i raid aerei hanno continuato a colpire la Striscia. La casa del capo della polizia di Gaza, Taysir al-Batsh, è stata rasa al suolo, mentre una moschea poco distante è rimasta danneggiata. Nel raid hanno perso la vita 18 persone, mentre altre 50 sono rimaste ferite. Nella giornata di ieri era stata bombardata anche una struttura psichiatrica. Due bambine disabili sono morte, mentre altre cinque persone sono rimaste ferite. Il bilancio complessivo delle vittime sale così a 166 morti (36 bambini) e circa 1.120 feriti. 

Finora Israele ha condotto circa 1200 raid aerei in sei giorni di offensiva. Dalla Striscia di Gaza sono partiti circa 800 missili. Il portavoce delle forze armate israeliane, il generale di brigata Motti Almoz, ha annunciato che i raid si intensificheranno ulteriormente, in particolare nel nord della Striscia, area nella quale i militari dello Stato ebraico hanno già ordinato l'evacuazione alla popolazione "per la loro sicurezza". "Chiunque trascuri le istruzioni dell'esercito metterà la vita di se stesso e della sua famiglia a rischio. Attenzione": si legge nei volantini lanciati sulla zona di Beit Lahia. 

Il ministero dell'Interno di Gaza ha invitato la popolazione a ignorare gli avvisi israeliani e a restare nelle proprie case, definendo questa pratica "guerra psicologica". Ma la popolazione è in fuga: le località di Beit Lahya, a-Atatra e Salatin si sono trasformate in luoghi-fantasma. Fonti locali riferiscono che migliaia di abitanti (alcune stime arrivano fino a 20 mila) hanno abbandonato a precipizio la scorsa notte le loro abitazioni e si sono rifugiati in istituti scolastici dell'Unrwa (l'agenzia Onu per i profughi) nella speranza che essi non saranno colpiti da Israele. I rifugiati sarebbero già quattromila e le scuole messe a disposizione sono otto, ma il numero di strutture potrebbe aumentare.

FONTE ESERCITO: PRONTI AD AZIONE DI TERRA - "Tutte le nostre forze di terra sono pronte. Siamo stati addestrati per questo. Sfrutteremo le nostre capacità nel momento in cui sarà deciso di farlo". Lo ha dichiarato un alto ufficiale dell'esercito di Israele, a condizione di anonimato, a proposito dell'offensiva di terra che potrebbe essere imminente sulla Striscia di Gaza. Questa mattina, le truppe sono state dispiegate brevemente per una operazione, per la prima dall'inizio dell'offensiva.
 
RAZZI SU TEL AVIV E HAIFA -  Sirene di allarme hanno risuonato nel Nord di Israele: a Naharya (al confine col Libano); a Haifa e a Hadera. Subito due i razzi sono stati intercettati sull'area metropolitana di Tel Aviv. Lo rende noto il portavoce militare israeliano.  La televisione di Hamas sostiene che il suo braccio armato ha sparato simultaneamente da Gaza razzi M 75 verso Tel Aviv e un razzo R 160 in direzione di Haifa.  Israele conferma che Hamas è riuscito a sparare un razzo da Gaza verso Haifa. Il razzo, ha aggiunto, ha percorso oltre 160 chilometri ed è caduto in una zona aperta fra Haifa e Naharya, senza provocare vittime.
 
DOPO IL LIBANO, RAZZI ANCHE DALLA SIRIA - Israele si sta trovando stretto in un angolo dai suoi nemici dopo l'inizio dell'offensiva contro Gaza. D opo i razzi lanciati dal sud del Libano, senza causare danni, un colpo di mortaio è stato sparato dalla Siria sulle alture del Golan, a sua volta senza provocare feriti. Lo riferisce l'esercito israeliano. Le Alture del Golan strappate alla Siria da Israele al termine della Guerra dei Sei Giorni del giugno 1967, sono state annesse nel 1981. Da quando è scoppiata la guerra civile in Siria (40 mesi fa) il Golan è stato più volte bersagliato da oltre confine. 
 
DOPO L'AVVISO ISRAELE BOMBARDA BEIT LAHYA - Dopo i ripetuti moniti alla popolazione di Beit Lahya, all'estremità nord della Striscia, affinché evacuasse le proprie abitazioni, Israele ha iniziato a dirigere un fuoco di artiglieria su quell'area, utilizzata secondo l'esercito come zona di lancio di razzi a lunga gittata.

NETANYAHU: "OPERAZIONI SARANNO LUNGHE" - Il primo ministro israeliano ha detto di non sapere quando l'operazione terminerà e ha fatto sapere che potrà richiedere molto tempo. "Continueremo ad operare con forza in modo da riportare la quiete", ha aggiunto Benyamin Netanyahu.

KERRY A NETANYAHU: USA PRONTI AD AIUTARE PER TREGUA  - Gli Usa sono pronti ad aiutare per raggiungere una tregua a Gaza: lo ha detto oggi il segretario di Stato John Kerry nel corso di un colloquio telefonico con il premier israeliano Benyamin Netanyahu. 

ABU MAZEN CHIEDE ALL'ONU LA PROTEZIONE INTERNAZIONALE - Il presidente palestinese, Abu Mazen, ha chiesto alle Nazioni Unite che la Palestina sia messa sotto "protezione internazionale". Lo ha affermato l'Olp. Abu Mazen, si legge in una nota, "presenterà al Coordinatore speciale dell'Onu per il Medio Oriente, Robert Serry, una lettera in cui chiede al segretario generale Ban Ki-moon di formare una commissione che dia seguito alla richiesta".

APPELLO DEL PAPA PER LA PACE - E oggi il Papa ha lanciato un accorato appello per la pace in Medio Oriente dopo l'Angelus, esortando "le parti interessate e tutti quanti hanno responsabilità politiche a livello locale e internazionale" in Terrasanta ''a non risparmiare la preghiera e a non risparmiare alcuno sforzo per fare cessare ogni ostilità e conseguire la pace desiderata per il bene di tutti". Il pontefice ha chiesto ''mai più la guerra'' e ''il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace'' e di ascoltare ''il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono''.

MINISTERO SALUTE DI GAZA: MORTI 36 BAMBINI, IL 22% DELLE VITTIME - Ci sono 36 bambini, 24 donne e 14 over 60 tra le persone uccise nei sei giorni dell'offensiva di Israele nella Striscia di Gaza. E' il bilancio del ministero della Salute di Gaza, diffuso alle 16 locali (le 15 italiane), secondo cui i morti sono in totale 165. Sono invece 1.232 i feriti, tra cui 346 bambini, 256 donne e 48 over 60. Il ministero fornisce inoltre l'elenco dettagliato delle vittime tra il personale medico: ucciso in un attacco aereo il medico Anas Abu Alkkas; feriti l'infermiere Mohammed Al Najjar, l'operatore di ambulanza Nader Al Buhasay, il tecnico di laboratorio Husam Radi. Sei i centri di primo soccorso danneggiati: al-Fakhari; Beach; al-Attatrah; Ashi clinic; Medical Relief for Chronic Diseases; Beit Hanoun Center for Medical Relief. Tredici invece quelli chiusi, mentre gli ospedali attaccati dai raid sono quello Europeo di Gaza e quello di al-Wafa. Tre ambulanze sonon state distrutte e un centro per le ambulanze è stato danneggiato.

ATTIVISTA: IO SCUDO UMANO PER SALVARE L'OSPEDALE - Si sono offerti come scudi umani. Sono 8 attivisti internazionali che presidiano l'ospedale Al Wafa, una struttura di riabilitazione a est di Gaza, poco distante dal confine con Israele. Il nosocomio è stato colpito nella notte tra giovedì e venerdì da quattro missili, rimanendo danneggiato ma non distrutto. Un avvertimento inequivocabile: "Evacuatelo perché bombardiamo". La struttura ospitava alcune decine di pazienti. Quelli che potevano se ne sono andati, accompagnati dai parenti. Ma 14 non erano in condizione di muoversi e sono rimasti. E così è scattata la solidarietà per salvare questo ospedale e le vite che contiene. Tra gli attivisti che hanno scelto di mettere a rischio la propria vita c'è Julie Webb, una donna di 60 anni proveniente dalla Nuova Zelanda. "I pazienti che restano nella struttura - racconta a LaPresse - non sono autosufficienti. Molti sono intubati, la maggior parte è parzialmente paralizzato e impossibilitato a muoversi. Hanno dai 13 agli 80 anni". Erano 14, ma ieri sono diventati 15: è arrivato un 16enne dall'ospedale Al Shifa, il maggiore della Striscia, rimasto gravemente ferito nei bombardamenti. 

 
"I primi due missili hanno colpito l'ospedale alle due di notte - racconta Webb - p ortando via un pezzo del vano ascensore e del tetto. Allora i pazienti del quarto piano sono stati spostati al piano di sotto. Alle sette di sera altri due missili, che hanno mandato in frantumi una porta antincendio e distrutto le finestre". Uno dei missili è stato lanciato da un drone. Temendo il peggio il direttore dell'istituto, Basman Alashi, ha chiesto aiuto. Otto persone, provenienti da sette differenti Paesi, hanno risposto al suo appello e si sono offerte come scudi umani. Oltre a Webb, ci sono attivisti da Usa, Australia, Regno Unito, Spagna, Svezia e Venezuela. I pazienti di Al Wafa, spiega l'attivista, "sono le persone più vulnerabili e dipendenti che si possa immaginare. La loro unica protezione è rappresentata dallo staff dell'ospedale che continua a prendersi cura di loro". 
 
Il bombardamento ha portato il terrore nell'ospedale: "Itaf Kali - racconta - una donna intubata, si agitava incontrollabilmente aggrappandosi a tutte le persone che le capitavano a portata. Aya, una donna rimasta paralizzata a causa della meningite, ma cosciente, urlava di terrore". Nell'ospedale ci sono anche Yusra Abu Mousa, 23 anni, in coma da quando ne aveva 9, a causa di un incidente; Mohammed, un chimico rimasto folgorato in un esperimento a causa di uno sbalzo di tensione, "che non può urlare a causa di una tracheotomia"; un altro Mohammed, 13enne, che due mesi fa ha avuto un grave incidente in acqua e che "mostrava recentemente i primi segni di miglioramento". Persone che hanno bisogno di essere difese, spiega. E così lei e gli altri internazionali hanno deciso di restare accanto a medici e infermieri, a far valere il loro passaporto di peso, che i raid non possono permettersi di ignorare. Perché, dice Webb, che a 60 anni mette a rischio la propria vita , "la forza e la resistenza del personale dell'ospedale è più forte di qualsiasi bomba israeliana".