Il figlio del deserto. Oggi Max Calderan, classe 1967, da Portogruaro, partirà per l’ennesima, affascinante avventura: percorrere, a piedi, 1200 chilometri nel "Quarto vuoto", molti dei quali mai esplorati dall’uomo, in cerca della città perduta di Iram delle Colonne, l’Atlantide delle Sabbie. Così le distese della penisola arabica non avranno più segreti per lui.

Calderan, come nasce questa sua passione?
"Tutti i bambini hanno sogni, il mio è sempre stato di fare l’esploratore. Con i miei amichetti parlavamo di archeologia, di spazio, io mi concentravo sul deserto e lo attraversavo col pensiero".

Perché il deserto?
"A 7 anni lessi su un’ enciclopedia che in alcuni tratti del deserto i cammelli non entrano e gli uccelli migratori cambiano rotta. E io immaginavo di essere in Medio Oriente, vivere in una città araba e sfidare la sabbia".

Per realizzare le sue imprese bisogna avere una preparazione eccezionale: come si allena?
"Oltre ad avere una predisposizione genetica a sopportare lo stress, bisogna essere disciplinati e coltivare il proprio corpo. Gli esercizi sono massacranti. Per esempio porto in spalla 25-30 chili e cammino ogni notte fino all’alba, oppure quando sono a Dubai scalo 1500 piani sempre zavorrato cercando di alterare la produzione ormonale e disorientare il corpo".

Qual è il suo obiettivo?
"Uscire vivo e tornare dalla famiglia. Quando si inizia un’esplorazione è quella la vera impresa".

Come vive l’esploratore moderno?
"Diversamente da quelli storici. Loro compivano una missione, non cercavano qualcosa di specifico, ma tutto ciò che trovavano era un successo. Ora cerchiamo qualcosa, sempre, e soprattutto andiamo incontro a centinaia di chilometri di deserto ancora mai esplorati".

E soprattutto lei via alla ricerca dell’Atlantide delle Sabbie, la città perduta di Iram delle Colonne…
"Sarebbe straordinario scoprirla. Si tratta di un luogo mitico di cui non si hanno notizie dal primo secolo dopo che è stata fiorente per millenni. Una maledizione sul suo re l’avrebbe sepolta nel Quarto Vuoto e ancora non è stata scoperta. Andrò a caccia delle sue tracce, grazie anche alla scienza".

In che cosa consiste la sua missione?
"Intanto sarà una missione a impatto zero, non lascerò nessun residuo nel deserto. Raccoglierò qualsiasi traccia, dalla sabbia a frammenti di roccia a escrementi animali per scoprire se ci sono nuove specie batteriche o se è possibile la vita in mezzo a quelle dune".

Ha paura dell’ignoto?
"No. Esistono situazioni che non conosci e che è un tuo obbligo cominciare a conoscere. Così anche le cose ignote diventano note e le puoi utilizzare".

Che cosa si aspetta?
"Per esempio di trovare acqua, o incontrare persone che non conoscono l’esistenza di altre persone e magari mi possono portare a Iram. Forse troverò anche sacchetti di plastica portati dalle sabbie mosse dal vento".

Il nostro pianeta soffre?
"Moltissimo, e ognuno di noi dovrebbe dare un contributo, sennò i nostri figli non avranno niente. L’inquinamento non conosce confini".

Lei vive molto a Dubai: c’è davvero questa contrapposizione fra Islam e Occidente?
"La politica costruisce la divisione essendo completamente differente dal volere delle persone. Ma certo la forbice si acuisce a causa del colonialismo. Per risolvere i problemi bisognerebbe conoscerci di più, per esempio negli Emirati Arabi convivono varie religioni".

Ora che ha non più 7 anni sogna ancora?
"Sì: di stare con la famiglia, uscire con gli amici, andare a sciare. Tutte cose da uomo normale che non conosco".