Roma, 2 luglio 2020 - Dopo 8 anni i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone si sono visti riconoscere l'"immunità" dal Tribunale arbitrale internazionale. ciò significa che - in relazione ai fatti accaduti il 15 febbraio 2012 - all'India viene precluso l'esercizio della propria giurisdizione nei loro confronti. In sostanza il giudice ha stabilito che i due fucilieri di Marina erano funzionari dello Stato italiano, impegnati nell'esercizio delle loro funzioni. La giurisdizione del caso Lexie è dunque dell'Italia, sottolinea la Farnesina. 

Ma secondo il Tribunale "l'Italia ha violato la libertà di navigazione e dovrà pertanto compensare l'India per la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all'imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell'equipaggio del peschereccio indiano Saint Anthony", a bordo del quale morirono i due pescatori del Kerala. "Al riguardo, il Tribunale ha invitato le due Parti a raggiungere un accordo attraverso contatti diretti".

Nel suo comunicato, la Farnesina rende noto che il Tribunale costituito a L'Aja il 6 novembre 2015, presso la Corte Permanente di Arbitrato, per dirimere la controversia tra Italia e India sul caso dell'incidente occorso il 15 febbraio 2012 nell'Oceano Indiano alla nave Enrica Lexie, battente bandiera italiana, ha pubblicato il dispositivo della sentenza arbitrale.

Latorre: subita un'ingiustizia

“Ancora non mi rendo conto, dopo tanta sofferenza, non ho ancora metabolizzato la notizia. Ora mi potrò rivedere con Salvatore, magari ci ridanno anche il passaporto, riacquistiamo la libertà di poter viaggiare”. Massimiliano Latorre è ancora incredulo alla notizia che la Corte internazionale dell'Aja ha stabilito che è dell'Italia la competenza giurisdizionale sul caso che lo vede coinvolto con l'altro marò Salvatore Girone. “E' un'emozione indescrivibile, non me l'aspettavo - dice all'Adnkronos - non mi ero fatto alcuna idea. Ero lì ad attendere, certo ci speravo ma sono rimasto sempre con i piedi per terra senza fare ipotesi sulla sentenza”.

“In questo momento mi sento di dire grazie a tutti gli italiani. Mi auguro – prosegue - che da oggi ricominci un'altra vita. Ora bisogna capire meglio le cose, è un bel risultato ma ora bisogna capire quali altri passi bisogna affrontare". In questo momento, "c'è tanta stanchezza. Penso di aver decisamente subito un'ingiustizia”, conclude Latorre.

Girone: fine di un incubo

"Siamo contenti di aver ricevuto dopo 8 lunghissimi anni la sentenza che tutti noi, familiari, amici e italiani, aspettavamo". Così all'Adnkronos il marò Salvatore Girone, commenta la pronuncia del tribunale dell'Aja. "Per noi è la fine di un incubo", conclude.

Mattarella: sono soddisfatto

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si apprende al Quirinale, ha espresso "soddisfazione" per la decisione del Tribunale arbitrale internazionale sul caso dei fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e ha espresso "ringraziamento" alla Farnesina per l'impegno profuso nella gestione della complessa vicenda.

La Farnesina

La Farnesina ricorda inoltre che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno fatto ritorno in patria dall'India, rispettivamente, il 13 settembre 2014 e il 28 maggio 2016 e che il Tribunale Arbitrale era chiamato a pronunciarsi sull'attribuzione della giurisdizione, e non sul merito dei fatti occorsi il 15 febbraio 2012. 
Italia e India si erano di conseguenza impegnate a esercitare la giurisdizione una volta attribuita a una delle due Parti. L'Italia, prosegue la nota del ministero degli Esteri, è pronta ad adempiere a quanto stabilito dal Tribunale arbitrale, con spirito di collaborazione. La Farnesina sottolinea che la decisione del Tribunale arbitrale lascia impregiudicato l'accertamento relativo ai fatti e al diritto per quel che concerne il procedimento penale, che dovrà svolgersi in Italia
"Si desidera esprimere  - conclude la nota - apprezzamento per l'efficace lavoro svolto in questi anni dal team legale a tutela dell'Italia nelle sedi giudiziarie indiane e internazionali".

L'India: abbiamo vinto noi

Ma anche l'India sembra soddisfatta: il sito di India today, citando un comunicato del ministero degli esteri indiano, scrive: "L'India ha vinto il caso contro i due marò italiani accusati di aver ucciso due pescatori indiani in Kerala nel 2012 davanti al tribunale internazionale: ha il diritto a risarcimento ma non può processarli". 
E il ragionamento prosegue: "In base alla sentenza del Tribunale, i due marò hanno violato il diritto internazionale e di conseguenza l'Italia ha violato la libertà di navigazione dell'India", per cui "l'India ha il diritto di ricevere un risarcimento dall'Italia per la perdita di vite subita".

Conte, Di Maio, Guerini

Il governo è soddisfatto per la decisione. Il premier Giuseppe Conte, conversando con i cronisti, sottolinea: "E' stata riconosciuta giurisdizione all'Italia. Mi sembra una buona notizia". E il ministro degli Esteri Luigi Di Maio scrive:  "Non abbiamo mai smesso di seguire questo caso, ma voglio ringraziare anche chi mi ha preceduto per la costanza e la determinazione impiegate su questa vicenda. L'Italia naturalmente rispetterà quanto stabilito dal Tribunale arbitrale, con spirito di collaborazione. Oggi si mette un punto definitivo a una lunga agonia. Un abbraccio ai nostri due marò e alle loro famiglie".

Da parte sua il ministro della Difesa Lorenzo Guerini commenta: "Un risultato che accogliamo con soddisfazione, che mette fine a una vicenda che andava avanti da anni, particolarmente gravosa anche per i suoi aspetti umani. Per questo rivolgo un affettuoso pensiero ai nostri due marò e alle loro famiglie per i difficili momenti che hanno vissuto". "Ora sono certo - continua - che la verità dei fatti verrà definitivamente accertata". Per il ministro "va dato atto dell'importante lavoro diplomatico svolto con determinazione e dedizione in tutti questi anni, sempre in un atteggiamento costruttivo e collaborativo nei confronti del Governo e del popolo indiano, a cui ribadiamo il nostro sentimento di amicizia. Ora il procedimento avrà il suo corso, ma in quella che è la sua sede naturale, ovvero la giurisdizione italiana.

La figlia di Latorre

"Finalmente questa storia si conclude - scrive Giulia Latorre su Facebook - non festeggeremo perché è ancora presto, ma facciamo un sospiro di sollievo. Un giorno qualcuno chiederà scusa a questi uomini che hanno portato avanti una storia da ben 8 anni con dignità e onore, non pronunciando mai una parola fuori posto".