Roma, 16 giugno 2021 - La consegna del silenzio. I punti ancora oscuri. L’indagine per omicidio volontario aperta dalla procura di Roma sin dal 2012, entro l’estate potrebbe arrivare a conclusione. La politica esulta ma per i marò non è finita. Lo hanno già fatto capire chiaramente le parole delle mogli di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati. Era il 15 febbraio 2012. Ora, dopo nove anni, la Corte suprema indiana ha estinto il processo accettando il risarcimento italiano di 1,1 milioni di euro destinato alle famiglie delle vittime. Così come ha deciso a luglio 2020  il tribunale internazionale dell’Aja, dopo aver stabilito che la giurisdizione sul caso è italiana. Ma l’avvocato Fabio Anselmo, che difende Latorre, guarda alla prossima scadenza giudiziaria, quando il fuciliere della Marina "verrà chiamato dal pm della Procura di Roma per essere interrogato. I tempi? Mi auguro brevi. Potrebbe essere questione di giorni. Che cosa ci aspettiamo? Che sia fatta chiarezza. E che finalmente questa macchia che lui sente anche dal punto di vista psicologico, come la sente la sua famiglia, venga finalmente pulita”.

L'inchiesta italiana

Denuncia il difensore: "Latorre si dichiara assolutamente estraneo a quelle uccisioni. Ma non può dirlo, non può raccontare come sono andati i fatti perché è vincolato al segreto militare, pena la perdita del posto di lavoro. Abbiamo chiesto l’autorizzazione, ci è stata negata. È vero che l’operazione di riportare in patria i marò è stata sicuramente encomiabile. Per carità, tanto di cappello. Ma è chiaro che il mio cliente subisce il peso psicologico di essere comunque considerato responsabile di quegli omicidi. Anche se non si parla di responsabilità un risarcimento da parte dello Stato italiano comporta questo. E allora Massimiliano non riesce più a sopportare questa sorta di limbo. Perché da un lato tutti si complimentano.  Dall’altro però lui ha una macchia sulle spalle, quella di essere considerato un assassino. E lui non ci vuole stare con questa macchia. Si proclama innocente ma non può parlare, perché gli è stato fatto un divieto esplicito. I punti oscuri della vicenda è in grado di chiarirli e lo farà con la procura della Repubblica di Roma appena possibile".

L'attesa

C'è il desiderio di capire. Vale per la moglie di Girone, Vania Ardito, che dichiara: "Aspettiamo di ricevere notizie ufficiali per conoscere nei dettagli gli esiti della sentenza ancora oscuri".  "La procura di Roma - ricorda l'avvocato Anselmo - ha fatto  ben tre rogatorie per salvaguardare le prove tecniche. E tutte e tre sono cadute nel nulla". "Siamo stati carne da macello per la politica", è amareggiata la moglie di Latorre, Paola Moschetti. Chiede: "Ringraziamo prima di tutti i due soldati che si sono sacrificati alla sottomissione indiana per tanti anni che mai più gli saranno restituiti".

I fatti del 12 febbraio 2015

Latorre e Girone erano imbarcati  sul mercantile italiano Enrica Lexie, al largo del Kerala, in acque considerate pericolose. Il loro compito: proteggere beni ed equipaggio dall’assalto dei pirati. Ma chi fu davvero a sparare? Le perizie balistiche scagionerebbero i due fucilieri, perché il calibro dei proiettili che hanno ucciso i due pescatori sarebbe diverso da quello delle armi in dotazione alla Marina. E sulla scena, quel giorno, sarebbe stata presente un'altra nave.