Roma, 16 amggio 2018 - Il volo MH370 della Malaysia Airlines avrebbe avuto un destino identico a quello del volo 9525 di GermanWings: una strage causata dal suicidio del pilota. La caduta del Boeing 777 Malaysia Airlines, scomparso l’8 marzo 2014 con a bordo 239 persone, sarebbe stata responsabilità del pilota Zaharie Ahmad Shah, 53 anni, che avrebbe volontariamente fatto inabissare il velivolo nell’oceano Indiano, in un omicidio-suicidio che ricorda quello del volo 9525, con 150 persone a bordo, fatto schiantare sulle Alpi francesi il 24 marzo 2015 dal suo pilota Andreas Lubitz, che aveva gravi problemi psicologici. 

La svolta viene dalle ricerche di un gruppo internazionale di esperti di aeronautica e di piloti, interpellati in un’indagine condotta dal programma televisivo ‘60 Minutes Australia’. Il Boeing 777 della Malaysia Airlines stava volando da Kuala Lumpur a Pechino, quando scomparve dai radar: dall’analisi dei dati satellitari è emerso che si sarebbe schiantato nell’oceano dopo l’esaurimento del carburante, a migliaia di chilometri dalla destinazione che avrebbe dovuto raggiungere. Gli esperti interpellati nell’inchiesta hanno confutato l’ipotesi dell’Australian Transport Safety Bureau, secondo cui nessuno sarebbe stato al comando mentre l’aereo precipitava. 
"Era un’operazione pianificata e deliberata. Ed è stata organizzata per molto tempo", ha detto Martin Dolan, che dopo la scomparsa si era occupato delle ricerche dell’aereo, di cui sono stati trovati solo alcuni resti. In cabina assieme al comandante era presente come copilota Fariq Abdul Hamid, alla sua prima esperienza su un volo 777 senza un supervisore che lo controllasse. Sei giorni dopo la sparizione dai radar, le loro abitazioni furono perquisite a Kuala Lumpur e dai computer di Zaharie emerse che il capitano aveva usato simulatori di volo per preparare il dirottamento del velivolo. "Si stava togliendo la vita, e sfortunatamente stava uccidendo tutti quelli che erano a bordo. Una scelta deliberata", ha detto Larry Vance, investigatore canadese che ha preso parte alle indagini. Martin Dolan ha anche escluso la possibilità che la scomparsa sia stata il risultato di un atto terroristico: "Se lo fosse stato, è praticamente inevitabile che un’organizzazione terrorista ne avrebbe rivendicato la responsabilità, cosa che non è accaduta". In realtà una sedicente ‘Brigata dei martiri cinesi’ rivendicò l’abbattimento, ma non sono mai state trovate conferme.

La dinamica dell’incidente è così al tempo stesso semplice e terribile. Raggiunta la quota di crociera di 10.700 metri, l’uomo ai comandi si mise la maschera d’ossigeno e, probabilmente allontanando con una scusa il copilota, depressurizzò l’aereo lentamente, bloccando al tempo stesso l’uscita delle maschere d’ossigeno. Nel giro di pochi minuti, l’ipossia addormentò tutti. Subito dopo il pilota, ormai l’unico sveglio sul volo, alle 1.19 lanciò l’ultimo messaggio Acars ("Tutto bene, buonanotte"), due minuti dopo spense il transponder (lo strumento che trasmette la posizione dell’aereo) Poi, completamente indisturbato, alle 1.22, trascorsi 41 minuti di volo, virò a sinistra, verso ovest, dopo alcuni minuti effettuò due virate su Penang, la sua città natale, e poi mise la prua in direzione di un punto al largo tra le acque territoriali della Thailandia e quelle della Malesia. Verso il nulla e verso la morte, portando con sé 238 innocenti.