A NOUS DE CHOISIR
A NOUS DE CHOISIR

Un nuovo duello tra il Presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, e la donna forte del Rassemblement National, Marine Le Pen: questo è lo scenario che si profila con l’avvicinarsi delle elezioni del prossimo aprile. Ma a creare scompiglio non è solo Éric Zemmour, il potenziale candidato di cui tutti parlano, polemista vicino all’ultradestra che potrebbe dare del filo da torcere alla Le Pen. Anche da sinistra arriva un tentativo estremo di scompaginare le previsioni.

Sono già centomila i cittadini francesi di orientamento progressista che hanno manifestato la volontà di scrivere un finale differente, aderendo a La Primaire Populaire. Piattaforma che si propone di far uscire dall’iper-frammentato fronte della sinistra una candidatura unica, che abbia qualche possibilità di passare al secondo turno.

Come? Autorganizzando delle primarie per designare un nome e con esso un programma incardinato su ecologia, giustizia sociale e democrazia inclusiva. La preselezione dei candidati si chiuderà l’11 ottobre. Potranno entrare in lizza anche figure proposte spontaneamente dalla base. Poi, dal 9 all’12 dicembre, il voto vero e proprio.

L’idea è nata un anno e mezzo fa da imprenditori e attivisti del movimentismo di gauche, prosperato, fuori dai partiti, nel quinquennio Macron. Anni in cui si sono sperimentate nuove forme di partecipazione. Tra i promotori de La Primaire populaire ci sono le frange di sinistra dei gilet gialli; ambientalisti; collettivi per la cittadinanza attiva. Per farla breve, i protagonisti di gruppi di pressione e riflessione, nati in seno alla società civile per riconciliare l’emergenza climatica con l’impegno sociale, dare nuova linfa alle idee di redistribuzione e creare spazi di confronto diversi da quelli tradizionali.

Per individuare un candidato unico, i primaristi devono fare i conti con il ginepraio di aspiranti presidenti: la sindaca di Parigi Anne Hidalgo sponsorizzata dai socialisti; l’insoumis Jean-Luc Mélenchon; l’eurodeputato Pierre Larrouturou; un rappresentante degli ecologisti tra Yannick Jadot e Sandrine Rousseau, che si scontreranno, dal 25 al 28 settembre, al secondo turno delle primarie di Europe Écologie Les Verts. A questi si aggiungono il comunista Fabien Roussel; Nathalie Arthaud e Philippe Poutou rispettivamente membri di Lutte Ouvrière e del Nuovo Partito Anticapitalista… Senza contare gli indipendenti, come l’ex ministro di Hollande Arnaud Montebourg. Ma non finisce qui. Ci sono ancora delle candidature in sospeso, che potrebbero allungare la lista.

Quello della dispersione dei voti è un rischio che la sinistra francese non può correre. Per gli attivisti si tratta, infatti, di trovare una candidatura “d’urgenza”. Non è un caso se il nome del collettivo che ha lanciato il progetto sia 2022 ou jamais, slogan dal tono volutamente allarmista per convincere quanti più elettori possibili della bontà dell’iniziativa. Soprattutto perché i tempi sono stretti e lo spazio dedicato dai media, a detta dei promotori, è ridotto. Il successo de La Primaire Populaire dipenderà dalla quantità di adesioni e dalla capacità di parlare agli astensionisti. Si punta a 300mila iscritti. Obiettivo ambizioso che, però, non spaventa gli organizzatori.

«I partiti della sinistra hanno basi di militanti dieci volte inferiori a quella che vantiamo noi, dopo quattro mesi di mobilitazione», afferma Ninon Lagarde, 24 anni, ex socialista. Prima di raggiungere il team ha co-fondato un’associazione che prepara alla politica i ragazzi delle banlieues. La sua diagnosi è impietosa: «Le vecchie formazioni sono in punto di morte e hanno bisogno delle nostre energie». La missione de La Primaire Populaire, del resto, non può prescindere dal dialogo. «Abbiamo messo tutti attorno a un tavolo per arrivare a un programma comune», spiega Ninon, che aggiunge: «In questi mesi abbiamo fatto la terapia di coppia alla sinistra». Per non alimentare le divisioni, i primaristi hanno optato per un voto detto à jugement majoritaire, in cui si esprimono giudizi di valore che vanno dal “Molto bene” al “Da evitare”. Si vince sulla base del complesso di preferenze. Nessuno trionfa.

Non si è trattato solo di creare convergenze. Il punto è persuadere i candidati ad accettare la sfida. «Abbiamo un ottimo rapporto con il partito di Mélenchon, ma pessimo con Mélenchon stesso», confessa Ninon. Stesso discorso vale per il verde Jadot che, a differenza di molti compagni di partito, è in questo momento abbastanza freddo nei confronti dell’iniziativa. Anche Hidalgo sta temporeggiando. Per l’attivista questa diffidenza si spiega facilmente: «Molti candidati hanno paura di perdere e di esporsi all’umiliazione politica, ma così ci portano al naufragio».