Machu Picchu, Ande, Perù (Ansa)
Machu Picchu, Ande, Perù (Ansa)

Lima, 4 giugno 2019 - La scintilla scocca ai tempi degli scout. Una passione che si evolve in professione, fino a identificarsi con la sua vita. Fernando Astete, antropologo e direttore dal 1994 degli scavi del Machu Picchu, sito patrimonio dell’Unesco, adagiato nella bellezza delle Ande amazzoniche, è a un passo dalla pensione.

Quarant’anni a Machu Picchu, cosa rappresenta per lei?

"Ho guidato molto di più di un parco archeologico. Machu Picchu è il simbolo dell’identità peruviana, carica di significato per le popolazioni. Per i lavoratori sono diventato un padre. C’è un’adesione totale tra me e Machu Picchu. Ma ancora oggi chiedo perché gli Incas abbiamo edificato proprio lì". 

Machu Picchu è un emblema del turismo sostenibile.

"Sì, questa è sostenibilità. Le guide che accompagnano i visitatori sono parte della cultura che raccontano. Danno vita ai monumenti e si tratta di un’esperienza in cui i viaggiatori si identificano". 

Vale lo stesso anche per lei?

"Mi sono sempre mosso con i mezzi locali, mai un treno turistico. L’alternativa? A piedi, per chilometri e chilometri".

Si tratta di un modello esportabile?

"Il turismo per essere sostenibile deve fondarsi sul rispetto: dei viaggiatori, degli abitanti e dei luoghi. Altrimenti è destinato al fallimento".

Come fare?

"A Machu Picchu abbiamo implementato un meccanismo che permette di diluire gli ingressi. Basta folle disordinate, basta flussi incontrollati. Sono stati poi studiati percorsi alternativi, per limitare l’erosione dei camminamenti. I lavori di restauro avvengono come all’epoca della costruzione. L’unico attrezzo meccanico presente nel sito è il tagliaerba. Rispettare l’originalità e la conservazione: questa è l’azione necessaria".

Le scelte bastano per contrastare il turismo di massa? Ora per esempio si teme anche la minaccia di un aeroporto vicino agli scavi... 

"Il sito fu progettato per 400 residenti e massimo 1500 persone riunite. Oggi arrivano anche 6mila turisti al giorno e solo il cammino Incas è calpestato ogni anno da 160mila visitatori. Per questo a gennaio sono partite nuove misure, le entrate a scaglioni orari hanno eliminato le folle del mattino. Percorsi alternativi, alcune scale di legno e qualche divieto preservano le zone più consumate". 

Quali sono i doveri dei visitatori?

"Chi arriva al santuario non indossa il cappello. Gli operai, entrando e uscendo, salutano il monumento".

I cambiamenti climatici sono una minaccia?

"L’aumento delle piogge rovina i monumenti, l’innalzamento delle temperature porta al ritiro dei ghiacciai. Ancora una volta, per capirne l’impatto, ci affidiamo alle comunità indigene, perché conoscono la biodiversità molto meglio di noi".

I movimenti per il clima testimoniano una presa di responsabilità delle nuove generazioni?

"Certo. Il pianeta è la casa dei giovani. Se non curi e pulisci la tua casa, chi si assumerà questo compito? È il mio consiglio per i ragazzi, che siano mossi da profonda passione. In tutto ciò che fanno. Come lo è stato per me".