Roma, 13 giugno 2018 - Non tutti possono permettersi una suola rossa. Ma non solo perché collezionare décolleté Louboutin come faceva Carrie in Sex and the city può essere un’abitudine talmente costosa da rischiare di non farti arrivare alla fine del mese. 

L’esclusività della suola color vermiglio non è stata decretata dall’ennesimo red carpet di Hollywood o dalla star di turno che ha deciso di calzare le scarpe dei sogni, ma dalla Corte di Giustizia europea. Pare assurdo? Macché. Quando si parla di scarpe (da donna) nulla è assurdo. Tutto è iniziato nel 2012 quando la società olandese Van Haren, che nei Paesi Bassi vende calzature al dettaglio, aveva messo in commercio scarpe col tacco alto e suola verniciata di rosso. Non l’avesse mai fatto. Tant’è che lo stilista francese Christian Louboutin che ha creato scarpe per cantanti, attrici e fashion victim di tutto il globo, ha deciso d’intraprendere una battaglia legale contro la catena olandese, accusandola di contraffazione


 
La tesi del designer delle scarpe di lusso sosteneva che la distintività delle sue creazioni "non riguarda una forma specifica", ma il colore rosso, precisamente il ‘Pantone 18 1663TP’. E la Corte di Giustizia Ue che cosa fa? Gli dà ragione perché quel tono rosso in quella posizione precisa sotto la scarpa costituisce la sua peculiarità. Louboutin esulta "per la vittoria piena" e vissero tutti felici, contenti e con le suole rosse. Nossignore, perché l’ultima parola spetta al giudice nazionale dell’Olanda, visto che la causa è stata aperta lì. Di sicuro, però, ci sono dei precedenti da non trascurare, visto che Christian Louboutin non è nuovo a battaglie contro i suoi concorrenti per tutelare la sua suola unica. Un caso eclatante è stato quello della pelletteria Kesslord, citata in tribunale sempre dalla maison francese per aver venduto calzature con suola scarlatta. Il tribunale di Parigi ha dato ragione al marchio Louboutin e Kesslord ha dovuto abbandonare l’idea del vermiglio, sganciando 7.500 euro al designer francese. Nel 2012, decisione analoga a New York. Qui i giudici, a seguito del processo contro Yves-Saint Laurent, riconobbero che le famose suole rosse potevano essere depositate come marchio «a meno che il resto della scarpa non fosse dello stesso colore». Della serie: o total red, o niente. Ma che il colore sia importante lo dimostra il famoso "Tiffany Blue". La famosa catena di gioielleria, nata nel 1837, ha infatti registrato il suo numero Pantone. Ma anche l’americana Ups (società di trasporto pacchi) ha registrato il suo ‘marrone pullman’ o Caterpillar il suo ‘giallo Caterpillar’.

Come a dire: il colore è forma, sostanza e fa riconoscere un marchio. Nel caso delle Louboutin, in effetti, chi non ricorda la star di turno fare la passerella sul red carpet e alzare con nonchalance il sandalo gioiello per far vedere che sta calzando proprio quella scarpa lì? Quel marchio lì. Quel sogno lì.
 
Non è un caso che quando Daniela Santanchè regalò all’ex compagno Alessandro Sallusti la cagnetta Mia fece notizia non tanto il fatto che si ‘divorò’ un paio di sue scarpe, ma quel paio di scarpe: le costosissime Christian Louboutin, modello Very Riche 120 Strass: tacco 12 dal costo di quasi 3mila euro. Non solo. 
Alle famose scarpe dalla suola rossa Jennifer Lopez ha pure dedicato una canzone: Louboutins. Il riferimento è proprio al famoso brand di calzature, usato come metafora del potere femminile.
Inutile dire che abbiamo incrociato il rosso in tante occasioni mondane ai piedi di Beyoncé, Christina Aguilera, Madonna, Dita von Teese, Kate Moss, Irina Shayk
"La suola rossa delle mie scarpe è come un fazzoletto che una donna elegante lascia cadere se ha visto un uomo che la attrae", ha spiegato Christian Louboutin. 
Del resto, come non ricordare Carla Bruni, allora Première Dame, assieme al marito presidente Nicola Sarkozy e i reali di Spagna che calzava ballerine nere? Erano semplicissime. A parte un dettaglio: la suola rigorosamente rossa.