Alessandro Orisni
Alessandro Orisni
Un colpo mediatico che non si traduce per forza con il pericolo di una ripresa del terrorismo in Europa. L’attentato terroristico a Kabul è un messaggio forte lanciato dall’Isis alla galassia jihadista, secondo Alessandro Orsini. Il direttore dell’Osservatorio sulla sicurezza internazionale della Luiss nel 2018 scrisse un libro intitolato L’Isis non è morto, ha solo cambiato pelle. L’attualità conferma la sua tesi. Claudi e Pontecorvo sull'ultimo volo. L'Italia saluta Kabul Spari contro C-130 italiano Attentato di kabul: tutti i video Orsini, quale può essere l’obiettivo di questo attacco? "Ottenere il massimo della visibilità con il minimo sforzo militare. Potrebbe essere una chiamata alle armi per individui radicalizzati che vivono altrove. Un modo per dire: il fronte caldo è in...

Un colpo mediatico che non si traduce per forza con il pericolo di una ripresa del terrorismo in Europa. L’attentato terroristico a Kabul è un messaggio forte lanciato dall’Isis alla galassia jihadista, secondo Alessandro Orsini. Il direttore dell’Osservatorio sulla sicurezza internazionale della Luiss nel 2018 scrisse un libro intitolato L’Isis non è morto, ha solo cambiato pelle. L’attualità conferma la sua tesi.

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Orsini, quale può essere l’obiettivo di questo attacco?

"Ottenere il massimo della visibilità con il minimo sforzo militare. Potrebbe essere una chiamata alle armi per individui radicalizzati che vivono altrove. Un modo per dire: il fronte caldo è in Afghanistan, venite a combattere qui. Inoltre, con questa mossa l’Isis lancia una sfida ai talebani, ribadendo di essere l’unica organizzazione jihadista credibile sulla scena. Quanto accaduto avvicina ulteriormente i talebani agli americani, un dato positivo per l’Occidente".

L'Italia torna a casa

Dobbiamo aspettarci altri attentati nelle prossime ore?

"L’Isis potrebbe non avere bisogno di colpire ancora perché ha già ottenuto il massimo dal punto di vista mediatico".

Prolungare l’evacuazione oltre il 31 agosto potrebbe aumentare i pericoli?

"Certo, tuttavia bisogna capire quali siano le capacità offensive dell’Isis".

Un’area circoscritta come l’aeroporto di Kabul è così difficile da controllare?

"Normalmente gli aeroporti sono i luoghi più sicuri, ma in queste condizioni è quasi impossibile garantire la sicurezza nello scalo, preso d’assalto da moltissime persone".

Il caos afghano può riaccendere la miccia del terrorismo anche in Europa?

"Non necessariamente. L’Isis agisce in modo razionale, servono delle ragioni per mobilitarne le forze. Quando pianificò attentati nel vecchio continente aveva lo scopo di porre fine ai bombardamenti in Siria e in Iraq. Colpì in Francia, Inghilterra, Olanda, Danimarca e Belgio perché gli eserciti di quei Paesi erano impegnati in Medio Oriente".

Di recente il ministro Di Maio è finito nel mirino dell’Isis. L’Italia rischia di diventare un obiettivo?

"No, Di Maio è stato indicato come nemico perché ha sostenuto la necessità di sviluppare una strategia per combattere lo Stato islamico in Africa. Ma è un fatto secondario, si tratta di schermaglie".

Le autorità francesi hanno messo sotto sorveglianza un afghano evacuato dal suo Paese. C’è il rischio che i terroristi si infiltrino tra i profughi?

"Il pericolo c’è sempre. L’allarme fu lanciato anni fa dai servizi segreti italiani riguardo le migrazioni dall’Africa, ma di fatto non è mai accaduto niente di significativo".

Pagare i talebani può essere una soluzione per arginare il problema?

"Non sarebbe un deterrente".

Dopo l’attentato i talebani hanno dichiarato che l’Afghanistan non diventerà una base dell’Isis. Cosa divide le due organizzazioni islamiste?

"I talebani hanno giurato fedeltà ad Al Qaeda, che ha rotto con l’Isis per ragioni tattiche: i seguaci di Bin Laden e i talebani sono contrari ad attentati indiscriminati che rischiano di colpire anche dei musulmani".

Cos’è la cosiddetta Isis-K?

"È la sigla dell’Isis Khorasan, l’antica denominazione di una provincia afghana. È una cellula autonoma dal punto di vista operativo che segue un’agenda locale".

Come si finanziano i seguaci di al-Baghdadi?

"Ora che non hanno più uno Stato e non possono più attingere dai pozzi di petrolio e dalle tasse, trovano le risorse nell’illegalità: estorsioni, rapimenti e contrabbando".

In questo momento storico qual è la loro strategia?

"Non hanno più una strategia a livello globale, devono ricostruirsi a livello locale".

Di Al Qaeda si parla poco, è ancora temibile?

"Sì, lo è".

Il ritorno al potere dei talebani potrebbe rafforzare gli eredi di Bin Laden?

"Certo, ma ciò non significa che l’Afghanistan tornerà a essere la base per attentati terroristici. I talebani hanno imparato la lezione del 2001".