Forze si sicurezza libiche in pattuglia (Lapresse)
Forze si sicurezza libiche in pattuglia (Lapresse)

Tripoli, 2 settembre 2018 - Stato di emergenza a Tripoli per gli scontri tra milizie intorno alla capitale. A proclamarlo il consiglio presidenziale libico guidato da Fayez al Sarraj "per proteggere i cittadini e la sicurezza, gli impianti e le istituzioni vitali che richiedono tutte le necessarie misure militari e civili".

Il governo di unità nazionale condanna nella nota gli scontri, definendoli "un attentato alla sicurezza della capitale e dei suoi abitanti, davanti ai quali non si può restare in silenzio". L'obiettivo dei combattimenti - si legge nel comunicato - "è quello di interrompere il processo pacifico di transizione politica" cancellando "gli sforzi nazionali e internazionali per arrivare alla stabilizzazione del Paese". Il consiglio ammonisce le milizie a "rispettare la tregua" e interrompere ogni azione militare verso la capitale. 

Intanto diversi media rilanciano i proclami della settima Brigata, che si dice pronta a lanciare un assalto sul quartiere di Abu Salim e sta avanzando lungo la direttrice sud nei pressi dell'aeroporto. Il suo leader Abdel Rahim Al Kani ha affermato che la Brigata "continuerà a combattere fino a quando le milizie armate non lasceranno la capitale e la sicurezza sarà ripristinata".

DETENUTI IN FUGA - E la polizia ha riferito che circa 400 detenuti sono evasi dopo una rivolta in un carcere in un sobborgo meridionale di Tripoli, teatro dei violenti scontri. "I detenuti sono riusciti a forzare le porte e andarsene", mentre i combattimenti tra le milizie rivali imperversavano vicino alla prigione di Ain Zara, si legge in un comunicato.

LA SITUAZIONE - Gli scontri sono scoppiati lunedì scorso. La Libia è attualmente divisa tra due governi rivali: uno a Tripoli e l'altro nella città orientale di Tobruk. Le milizie continuano a lottare per il controllo delle aree vitali del paese mentre il gruppo estremista dello Stato islamico mette in scena attacchi frequenti. Il paese nordafricano è precipitato nel caos da quando il dittatore di lunga data Moamer Gheddafi è stato rovesciato e ucciso in una rivolta del 2011 che si è trasformata in un conflitto armato.