Continuano le proteste dopo l'esplosione al porto di Beirut (Ansa)
Continuano le proteste dopo l'esplosione al porto di Beirut (Ansa)

Beirut, 10 agosto 2020 - Il primo ministro libanese Hassan Diab, parlando alla nazione in diretta tv, dopo una riunione di gabinetto, ha annunciato ufficialmente le dimissioni del governo. "Ogni singolo ministro di questo governo si è impegnato a fondo, non abbiamo altri interessi oltre a quello di salvaguardare lo Stato", ha detto Diab, assicurando di voler "combattere col popolo" contro "la corruzione cronica che ha causato la tragedia del porto di Beirut". E ha specificato: "Chiediamo un'indagine rapida che accerti le responsabilità e vogliamo un piano di salvataggio nazionale che veda la partecipazione dei libanesi. Ecco perché annuncio le dimissioni di questo governo. Possa Dio proteggere il Libano". La sua scelta di rassegnare le dimissioni segue quella di altri ministri che in questi giorni avevano già lasciato la loro carica. La pressione popolare e politica nel Paese, infatti, è aumentata in seguito all'esplosione al porto di Beirut di una settimana fa, che ha distrutto il porto e le aree limitrofe della capitale libanese, ridisegnando il volto alla città. Anche il bilancio delle vittime si è aggravato: stando a quanto riferisce il governatore della capitale libanese, Maruan Abud, i morti ora sarebbero saliti a 220 e 7mila i feriti. Ma continuano le ricerche dei dispersi e una fonte del ministero ha spiegato che sarebbero "meno di 20". Cifre che però non coincidono con quelle fornite dal governatore di Beirut, che ai media locali ha parlato di 220 morti e un centianio di dispersi. 

"Corruzione si è diffusa all'interno dello Stato"

L'ormai ex premier ha spiegato che, in attesa di nominare un successore e formare un nuovo esecutivo, gli attuali ministri resteranno in carica per sbrigare le faccende di ordinaria amministrazione. Quindi ha aggiunto: "La corruzione si è diffusa all'interno dello Stato. Mi rendo conto che questo sistema è più grande dello Stato che, avendo le mani legate, non è riuscito a combatterlo. E l'esplosione di Beirut - ha dichiarato Diab - è una manifestazione di questo sistema e il risultato di una corruzione endemica".  Fuochi d'artificio e colpi d'arma da fuoco sono stati sparati a Beirut dopo l'annuncio delle dimissioni del governo Diab. Lo riportano fonti giornalistiche libanesi su Twitter, spiegando che i festeggiamenti si sono concentrati nel quartiere a maggioranza sunnita di Tariq al-Jadideh, dove dominano i sostenitori dell'ex premier Saad Hariri.

Hassan Diab (Ansa)

Il governo libanese si dimette

Diab era il primo ministro del Libano dal 21 gennaio 2020, in precedenza era stato ministro della Pubblica Istruzione libanese dal 2011 al 2014. La sua scelta di rassegnare le dimissioni segue quella già degli altri ministri del Governo. Durante la riunione di gabinetto, infatti, hanno gettato la spugna la vice premier e ministro della Difesa, Zeina Acar, che ha dichiarato: "Questo disastro richiede le dimissioni del governo e non dei singoli ministri. La governance è una responsabilità, la rivoluzione è una responsabilità, la giustizia è una responsabilità, l'informazione è una responsabilità e le dimissioni sono una responsabilità. A che punto siamo in tutto questo?". E ha aggiunto:  "E per il Libano, spero che tutti abbiano la saggezza di unirsi perchè i pericoli sono esistenziali e non circostanziali". I primi a lasciare il Governo erano stati il ministro dell'Informazione, Manal Abdel Samad, insieme a Damien Kattar, a capo del dicastero per l'Ambiente, e la titolare della Giustizia, Marie-Claude Najm. A seguirli anche il ministro delle Finanze, Ghazi Wazni.

Il governo libanese (Ansa)

Continuano scontri polizia-manifestanti 

Da sabato scorso, intanto, continuano le proteste della popolazione. Migliaia di persone si sono riversate nel centro di Beirut per invocare le dimissioni del governo e anche oggi alcuni manifestanti si sono riunite intorno al Parlamento per esprimere il proprio dissenso contro l'attuale classe politica, ritenuta responsabile dell'incidente al porto e della crisi economico-finanziaria nel Paese. Ad alimentare le tensioni anche il rifiuto da parte del presidente Aoun di autorizzare un'inchiesta indipendente sul disastro al porto.

Continuano le proteste dopo l'esplosione al porto di Beirut (Ansa)