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19 mar 2022

"L’esercito russo non ha più tempo". La guerra si decide in dieci giorni

Il generale Jean: "Fanteria allo stremo. Se Kiev resiste ancora, potrà perdere la Crimea ma tenersi il Donbass"

19 mar 2022
alessandro farruggia
Esteri

Dieci giorni per arrivare ad una svolta e a un cessate il fuoco. Questo è l’obiettivo dei negoziatori russi e ucraini, con trattative che continuano a rimo serrato. L’obiettivo temporale è di massima, ma su quel che accadrà da qui ad allora una cosa è certa: sarà ancora guerra aperta, perché ogni parte cercherà di rafforzarsi. E questo significa ancora morte e distruzione.

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"Putin – osserva il generale di corpo d’armata Carlo Jean, docente di studi strategici alla Luiss – deve fare presto perché le sue perdite stanno diventando insostenibili e ormai sta raschiando il fondo del barile, in particolare per la fanteria della quale è molto carente. L’obiettivo degli ucraini è rallentarlo il più possibile in modo da attenuare i 15 punti delle richieste russe, giungendo ad una trattativa in una posizione di forza relativa". "Per gli ucraini – prosegue Jean – è accettabile la neutralità e una presa d’atto del non controllo russo della Crimea ma il Donbass non hanno affatto intenzione di cederlo. Il loro obiettivo è tornare agli accordi Minsk: autonomia non indipendenza. I russi han già dovuto cambiare strategia, speravano in un cambio di regine e ora hanno capito che non sarà possibile. Adesso contano di andare alla trattativa controllando più territorio possibile, ma sarà dura: forse prenderanno Mariupol, e poco altro. Putin non ha alcuna possibilità di vincere, a meno che non faccia qualche pazzia tipo usare armi nucleari tattiche".

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"Una cosa è certa – osserva l’Ammiraglio Giampaolo Di Paola, già capo di Stato Maggiore della Difesa, presidente del comitato militare della Nato e ministro della Difesa – sarà il campo a decidere il quando e il come si arriverà ai negoziati. Che siano i dieci giorni decisivi può essere che sia vero, ma anche no. Non lo sappiamo. Mi sembra che le posizioni siano ancora molto distanti. Da qui ad allora la parte russa cercheranno di guadagnare posizioni, e gli ucraini di contrastarli. Un negoziato, c’è poco da fare, riflette quella che è la situazione sul terreno. È sempre stato così e sempre così farà".

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"La Russia – prosegue Di Paola – certamente cercherà di prendere Mariupol, assicurandosi così l’intera sponda del mare d’Azov e un collegamento con la Crimea. Questo, anche se magari decidesse poi di tenere solo Donbass e Crimea, la porterebbe al tavolo in una posizione di forza. Dubito che i russi tenteranno di prendere Kiev, Cherson e Kharkiv. Più intelligente da un punto di vista militare sarebbe una una ampia e ambiziosa operazione di manovra che, saldando le forze che avanzano da sud dalla Crimea con quelle che vengono da nord, ora tra Simy e Kharkiv, puntino ad unirsi per intrappolare in una grande sacca il grosso dell’esercito regolare ucraino, oggi schierato in Donbass. Questo creerebbe un punto di forza notevole al tavolo di trattativa. La manovra è teoricamente possibile ma ambiziosa e difficile perché qualora iniziasse gli ucraini muoverebbero per non farsi intrappolare, arretrando verso Dnipropetrovsk. Se i russi ne abbiano oggi le condizioni di provarci, non lo so, ma non possiamo escluderlo".

"Il tempo – osserva da parte sua Marco Di Liddo, analista del Cesi – è nemico di tutti, i russi come gli ucraini. Non vedo una fine delle ostilità nei prossimi dici giorni, ma certamente sarà il terreno a decidere e sarò decisiva l’impossibilità di entrambe le parti a sostenere per altre settimane una guerra aperta. La scommessa di Putin per spingere a più miti consigli l’Ucraina è rendere insostenibile il tributo di sangue. Per questo bombarda e città. Ma gli ucraini non sembrano essere disponibili a mollare. Quindi al momento non vedo prospettive".

"Entrambe le parti – osserva la professoressa Serena Giusti della Scuola Superiore Sant’Anna e ricercatore associato dell’Ispi per Russia e Caucaso – cercheranno nei prossimi giorni di acquisire potere negoziale sul campo. Ma una vittoria piena non ci sarà per nessuno dei contendenti. Per i russi un buon compromesso saranno la neutralità di Kiev, più Crimea e Donbass, vediamo con che status. L’Ucraina punterà sul cedere la neutralità e al massimo farà una accettazione di atto dello status quo di Crimea e Donbass, senza una cessione formale di territorio. Credo che in ultima analisi la Russia ne uscirà perdente comunque, anche se ovviamente rivenderà il compromesso come una vittoria. Non solo le sanzioni ma la perdita dello sbocco economico verso l’Europa, il doversi appiattire sulla Cina, la isoleranno e le faranno pagare un prezzo molto alto: la guerra in Ucraina si rivelerà una scelta strategica sbagliata per Vladimir Putin".

 

 

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