Leonardo Da Vinci
Leonardo Da Vinci

Milano, 24 maggio 2019 - Leonardo da Vinci era malato? Oppure il suo cervello funzionava solo diversamente? A 500 anni dalla morte, spunta una diagnosi: il genio indiscusso del nostro Rinascimento era (forse) affetto da sindrome da iperattività e deficit di attenzione (Adhd). Ne è certo Marco Catani, un ricercatore italiano in forze al King's College di Londra.
Certo Leonardo era - negli scritti che lo descrivono - un vulcano di idee, e non tutte riusciva a portarle a termine. Il suo genio strabordante si entusiasmava a sempre nuovi progetti e si spandeva in mille rivoli, creatività straordinaria difficile da incanalare. E queste caratteristiche hanno portato Catani a formulare una tesi a 500 anni dalla sua morte: l'inventore, artista e scienziato potrebbe aver sofferto di iperattività. 

In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica 'Brain', il ricercatore italiano suggerisce che potrebbe essere questa la spiegazione dell'incapacità di Leonardo di portare a termine gli ambiziosi e visionari progetti che inventava. L'esperto espone le prove a supporto della sua ipotesi, attingendo a resoconti storici delle pratiche e del comportamento di lavoro del genio. 
Oltre a spiegare la sua tendenza a procrastinare in maniera cronica, l'Adhd potrebbe essere anche un fattore dell'inesauribile creatività e delle conquiste di Leonardo attraverso le arti e le scienze.  "Sebbene sia impossibile fare una diagnosi 'post mortem' per qualcuno che ha vissuto 500 anni fa - ragiona il ricercatore dell'Istituto di psichiatria, psicologia e neuroscienze del King's - sono convinto che l'Adhd è l'ipotesi più convincente e scientificamente plausibile. I documenti storici mostrano che Leonardo ha investito un tempo eccessivo in progetti di pianificazione, ma mancava di perseveranza. L'Adhd potrebbe spiegare aspetti di questo temperamento e del suo strano genio".

Il disturbo comportamentale preso in considerazione dal ricercatore nel lavoro su 'Brain' è caratterizzato dal continuo procrastinare, dall'incapacità di completare i compiti, dal vagare con la mente, e da una sorta di irrequietezza
Le difficoltà di Leonardo nel rispettare gli incarichi erano pervasive fin dall'infanzia, riflette Catani. I racconti di biografi e personaggi contemporanei mostrano che era costantemente in movimento, spesso saltava da un'impresa all'altra.  Come molte persone con Adhd, dormiva molto poco e lavorava continuamente notte e giorno alternando cicli rapidi di brevi pisolini e risvegli. A parte i ritmi e i comportamenti irregolari e i progetti incompleti, da quanto riportano colleghi artisti e mecenati - tra cui Papa Leone X - emergono evidenze indirette che suggeriscono che il cervello di Leonardo fosse organizzato diversamente rispetto alla media. 

Era mancino e probabilmente dislessico, con una predominanza per il linguaggio nell'emisfero destro. Forse il lato più caratteristico e tuttavia dirompente della sua mente, aggiunge Catani, era la sua vorace curiosità, che da un lato ne spinse la creatività e originalità e dall'altro lo distrasse. In pratica, gli stessi tratti che risultano utili nelle fasi iniziali del processo creativo, possono diventare un ostacolo quando l'interesse si sposta su altro.  

Catani, che è specializzato proprio nel trattamento di disturbi dello sviluppo neurologico, sottolinea: "C'è un malinteso prevalente sull'Adhd, che si ritiene tipica di bambini che si comportano male e con livelli bassi di intelligenza, destinati a una vita travagliata. Al contrario, la maggior parte degli adulti che vedo in clinica riferiscono di essere stati bambini intelligenti e intuitivi, ma di aver sviluppato sintomi di ansia e depressione più tardi nella vita per non aver espresso" appieno "il loro potenziale. È incredibile che Leonardo si considerasse come qualcuno che ha fallito nella vita. Spero che la sua storia dimostri che condizioni come l'Adhd non sono una questione di Qi, ma piuttosto sono legate alla difficoltà di capitalizzare i talenti naturali. Spero che l'eredità" del genio rinascimentale "possa aiutare ad abbattere lo stigma".