Le mosse sospette di Mosca: "Fiumi di soldi in Italia"

L’ambasciata russa preleva 4 milioni in 18 mesi. Borghi (Copasir): destabilizzante

Ambasciata russa a Roma
Ambasciata russa a Roma

Roma, 15 novembre 2023 – La Russia finanzia influencer e politici italiani sensibili alla linea di Vladimir Putin? L’interrogativo è fisiologicamente attuale. "I fiumi di denaro che vengono veicolati" dall’ambasciata russa in Italia con continui prelievi in contanti (fino a 4 milioni di euro in 18 mesi, secondo i report delle autorità di controllo citati da Repubblica.it) pongono "un problema di carattere sistemico" e "l’interrogativo" inevitabile "di quale uso faccia" di quei soldi la rappresentanza di Mosca in Italia. Enrico Borghi, ex parlamentare del Pd passato a Italia Viva e storico componente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), rilancia l’allarme sulle operazioni della Russia in Italia. Sulle studiate "attività di disinformazione" per indebolire il Paese schierato con gli alleati della Nato a sostegno dell’Ucraina invasa.

La reiterata pretesa italiana di chiarezza, a un anno e mezzo dall’avvio delle operazioni intrinsecamente sospette, oggi si sposa con la fresca cronaca diplomatica. Il recente smacco per la telefonata di Giorgia Meloni con il sedicente presidente della commissione dell’Unione africana, organizzata dai comici russi Vovan e Lexus, entrambi in odore di complicità coi servizi di Mosca nonostante le smentite, da un lato segnala che il rischio di attività anti-italiane è concreto; dall’altro conferma che i rapporti Roma-Mosca, deteriorati da almeno tre anni, ormai rispondono solo ai comandi della "guerra ibrida" in corso. La misura è colma. "La Russia sta svolgendo un’azione di destabilizzazione comunicativa e informativa – attacca Borghi –: se dispone di ingenti risorse liquide, non tracciabili, questo tema pone un interrogativo". L’anomalia di prelievo rilevata dall’Ufficio di informazione finanziaria della Banca d’Italia assomma operazioni sospette per importi rilevanti, con prelievi attorno a 100mila euro e punte superiori. Dove finiscono quei contanti? L’ipotesi che possano saldare stipendi o extra d’ambasciata non trova ragione fattuale, visto che, nonostante la guerra in Ucraina, la rappresentanza di Mosca non risulta sottoposta a severe restrizioni bancarie.

Le guarentigie diplomatiche consentono di secretare la destinazione delle somme, ma al tempo stesso rinforzano l’urgenza dell’Italia di accendere un faro su prelievi così ingenti. Oltre alla pista del finanziamento a soggetti e movimenti pro Russia, c’è difatti anche l’ipotesi peggiore – e non certo infondata – che quei soldi possano finanziare missioni di spionaggio e acquisto informazioni militari o industriali. Il caso dell’ufficiale di Marina Walter Biot, arrestato a marzo 2021 per spionaggio mentre trasferiva documenti top secret a un agente del Gru (il servizio segreto militare di Mosca), rappresenta un monito. Borghi ricorda che il tema dell’esasperato attivismo russo in Italia non è nuovo e lo fa riportando alla luce la propria interrogazione al governo sulle ambiguità di Mosca già a partire dalla presunta missione umanitaria a Bergamo "nelle primissime fasi della pandemia". Secondo Borghi, tuttora permangono numerosi dubbi "sia in relazione ai reali obiettivi del contingente russo" chiamato dal governo Conte I (ma poi risultato zeppo di spie), "sia alle modalità ed entità di finanziamento" dell’intera operazione.