Lunedì 24 Giugno 2024
ROBERTO
Esteri

La Finlandia archivia il passato. Cala il sipario sul Museo Lenin. Helsinki taglia i ponti con Mosca

L’istituzione si trova a Tampere, dove Stalin incontrò l’ideologo della rivoluzione bolscevica. La sua apertura era stata definita dai trattati di pace con l’Urss. Le statue di cera saranno sciolte.

Giardina

Chiude il Museo Lenin a Tampere, in Finlandia, effetto della guerra in Ucraina. Non era più attuale di questi tempi, spiega il direttore Kalle Kallio. La statua in cera di Lenin in motocicletta con accanto Stalin in piedi verranno sciolte, oppure nascoste in qualche magazzino a coprirsi di polvere. Eppure il museo era stato aperto nel 1946, subito dopo la fine della guerra. I finlandesi si erano arresi dopo una strenua resistenza contro la troppo potente e grande Unione Sovietica, e nel trattato di pace era stato concordato di ricordare la storica visita di Lenin in Finlandia, nel lontano 1905. Sparisce uno dei luoghi che ricordava i complicati, contradditori intrecci, che formano la nostra vecchia Europa, al di là delle guerre, tra sconfitte ed emigrazioni, nel bene e nel male che spesso si mischiamo.

Nel museo della storia di Riga, sono ricordate anche le SS lettoni che a fianco dei nazisti combatterono contro i russi. A Berlino, rimangono i monumenti che ricordano la conquista della capitale del Reich nell’aprile del 1945 da parte dell’Armata Rossa, anche due carri armati su un piedistallo a poche decine di metri dal Bundestag.

Non basta abbattere i monumenti per cancellare il passato. Lenin a Tampere venne accolto come un amico. La Finlandia era stata ceduta dalla Svezia alla Russia quasi un secolo prima, nel 1812, e rimase come un territorio che godeva una relativa indipendenza. E in Finlandia trovavano rifugio gli oppositori degli Zar. Il museo di Tampere durante la guerra fredda veniva visitato dai leader russi, da Kruschev e da Breznev, e anche da Gagarin, il primo astronauta. Resterà aperto fino al prossimo 3 novembre, si trova nella vecchia sede del movimento operaio finlandese, poco gradito all’ultimo Zar Nicola.

Lenin incontrò per la prima volta Stalin a Tampere, incoraggiò i lavoratori finlandesi a sostenere le loro richieste, e in una seconda vista nel 1906 promise che si sarebbe battuto per l’indipendenza della Finlandia. Fu concessa nel 1917, ma il Paese rimase indipendente per pochi anni. Nel dopoguerra l’apertura del museo venne giudicato positivamente anche dai finlandesi, come un gesto di amicizia.

Per il presidente Urho Keokkoen testimoniava "il lato buono dell’Unione Sovietica". Una dichiarazione motivata anche dalla necessità di tenere buoni rapporti con il Cremlino durante la Guerra Fredda. Le relazioni tra i due paesi sono sempre state contradittorie, alla Finlandia era stata imposta la neutralità, e Helsinki per anni fu costretta a continue concessioni. Gli scambi commerciali erano vitali per i finlandesi, ma i rapporti di interesse fecero nascere anche legami amichevoli.

Oggi vivono nel Paese anche circa 150mila cittadini di origine russa. La chiesa ortodossa ha forti legami con il patriarca di Mosca. Nel 1991, dopo la fine dell’Unione Sovietica, i musei Lenin vennero chiusi ovunque, anche a Mosca, rimase solo quello di Tampere. Il museo verrà riaperto, senza più ricordare Lenin, dopo un´ampia ristrutturazione, e dedicato ai rapporti con l’Est.

La Finlandia sta costruendo un reticolato lungo i 1.300 chilometri del confine con la Russia, ed Helsinki il 31 marzo dell´anno scorso è entrata nella Nato. "La storia non è finita con il crollo dell´Urss – dichiara Kallio – e non vogliamo rimanere prigionieri del passato. Le ingiustizie autoritarie sono di nuovo all’ordine del giorno in Russia, ma non hanno nulla a che fare con Lenin, morto più di cento anni fa. Il vecchio nome non corrisponde più al quanto si vede nel nostro museo, inganna il pubblico e crea malintesi".