28 mar 2022

La favola di Eriksen "cuore matto". Dalla morte sfiorata al gol più bello

A giugno il calciatore danese andò in arresto cardiaco durante una partita degli Europei. Sabato ha coronato con una rete il ritorno in nazionale

massimo donelli
Esteri
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Il malore di Eriksen agli Europei 2020

Miglior sceneggiatura: la Vita. Miglior regista: la Vita. Miglior fotografia: la Vita. Miglior attore protagonista: Christian Eriksen, 30 anni, danese, ex calciatore di Ajax, Tottenham e Inter, ora stella del Brentford, tornato a giocare 259 giorni dopo un arresto cardiaco e un intervento al cuore (nel suo petto c’è un Idc, ovvero un defibrillatore sottocutaneo) e, sabato, dopo appena due minuti, autore di un gol nel match Olanda-Danimarca. Una storia da Oscar. Una favola che, invece, è realtà. Una rivincita personale e di tutti. Perché tutti il 12 giugno 2021, alle 18.43, abbiamo visto Christian cadere a faccia in giù sul prato dello stadio Parken di Copenaghen a due minuti dalla fine del primo tempo di Danimarca-Finlandia, partita degli Europei vinti dall’Italia. Perché tutti abbiamo pensato: "È morto". Perché tutti abbiamo tirato un gran sospiro di sollievo quando abbiamo scoperto che, grazie alla prontezza del capitano danese Simon Kjaer, 33 anni, difensore del Milan (gli aprì a bocca e gli tirò fuori la lingua per evitare che soffocasse), e a un massaggio cardiaco lì, sul campo, durato 12 minuti, Christian era sopravvissuto.

Ma, ci siamo chiesti subito, potrà continuare a fare il calciatore? "È del tutto impossibile tornare a giocare con un impianto anti-tachicardico addosso. In quella condizione, secondo i nostri protocolli, al massimo si può giocare a scacchi, a biliardo" sentenziò, a giugno, Lucio Mos, 66 anni, medico friulano e presidente dal 2019 della Società italiana di cardiologia dello sport. Tanto che l’Inter sciolse il contratto con Eriksen dopo pochi mesi, il 17 dicembre.

Calcio vietato, quindi, per Christian, in Italia. Ma non in Inghilterra, dove il regolamento è, diciamo, più elastico. E, così, il 26 febbraio 2022, il centrocampista danese è riapparso in campo con la maglia del Brentford. E sabato è tornato a indossare quella della nazionale alla Cruyff Arena di Amsterdam, dove ha giocato per quattro anni quand’era all’Ajax: "Mi sento di nuovo un calciatore. Sono felice di essere tornato e questo è un ottimo inizio. È molto bello ritornare in campo, non vedevo l’ora. Non avrei potuto avere un inizio migliore. Mi sento come se non avessi mai lasciato la nazionale, anche perché ho saltato pochi match. Per me questo stadio è sempre stato speciale. Mi fa piacere aver segnato proprio qui. L’ovazione del pubblico è stata bellissima. Ora punto al Mondiale in Qatar", ha detto Christian. E l’olandese Matthijs de Ligt, 22 anni, difensore della Juventus, ha raccontato: "Ho avuto la pelle d’oca quando è sceso in campo. Devo dire che ci sono stati momenti in cui ero timoroso nell’affrontarlo, ma ho dovuto ignorare l’istinto di frenarmi. In quei momenti bisogna pensare a giocare. Siamo tutti molto felici che Eriksen sia tornato a questo livello".

Una vittoria della Vita. Una rivincita sulla malasorte. Una delle tante che lo sport sa regalare. Ricordate, per esempio, il campione di salto in alto, l’italiano Gianmarco ‘Gimbo’ Tamberi, 29 anni, che alle Olimpiadi di Tokyo, l’1 agosto 2021, dopo aver vinto la medaglia d’oro, sventolò un gesso a gambaletto? Se lo portava dietro dal 15 luglio 2016, quando a Montecarlo, nella Diamond League, prima stabilì il nuovo primato italiano e personale (mai più eguagliato) di 2 metri e 39 centimetri, poi, nel tentare i 2.41, si fratturò la caviglia. Addio alle Olimpiadi del Brasile, che partivano pochi giorni dopo. E un urlo straziante sui social: "Ridatemi il mio sogno!". Ha dovuto aspettare cinque anni. Poi il sogno è diventato realtà. E siamo certi che Gimbo sia stato tra i primi a brindare per il ritorno di Christian, un bel bagno di felicità in questi giorni tristi di guerra…

 

 

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