La bimba data per morta. Emily riabbraccia il papà. Ma il premier dell’Irlanda fa infuriare Israele

Sabato la bambina di 9 anni è tornata libera dopo la lunga prigionia. Il presidente irlandese non cita Hamas. Cohen: "Si deve vergognare".

La bimba data per morta. Emily riabbraccia il papà. Ma il premier dell’Irlanda fa infuriare Israele

La bimba data per morta. Emily riabbraccia il papà. Ma il premier dell’Irlanda fa infuriare Israele

Emily Hand ha compiuto nove anni in un tunnel di Gaza. È una bimba israelo–irlandese che il 6 ottobre nel kibbutz Be’eri era andata dalle sue amichette per partecipare a un pigiama party. All’alba del 7 è sparita quando Hamas e la Jihad islamica filoiraniana hanno seminato morte e terrore nel sud di Israele. Fino al 31 ottobre si pensava che fosse stata uccisa dai miliziani islamisti. "Meglio morta che prigioniera di Hamas", era stato il disperato commento del padre Tom. Nell’ultimo giorno di ottobre invece le autorità di Gerusalemme lo hanno informato che la sua piccola era viva. Domenica l’ha riabbracciata dopo 50 giorni di distacco forzato e le ha promesso "la più grande festa di compleanno di sempre". Emily è stata rilasciata da Hamas nel secondo gruppo di ostaggi. Con lei c’era anche la sua amica Hila Rotem, 13 anni, che però non era accompagnata dalla madre Raya, rimasta a Gaza nelle mani degli uomini in armi del Movimento di Resistenza Islamica.

Tom Hand è originario di Dun Laoghaire, un porto sulla costa meridionale della baia di Dublino. Durante la campagna per mantenere viva l’attenzione sul rapimento della sua bambina ha incontrato il premier irlandese Leo Varadkar Taoiseach e il ministro degli Esteri, Michael Martin.

Il testo del tweet con il quale Varadkar ha annunciato la liberazione di Emily era questo: "È un giorno di gioia enorme e di sollievo per Emily Hand e per la sua famiglia. Una bimba innocente "che era perduta ora è stata ritrovata, è tornata e noi tiriamo un grandissimo sospiro di sollievo. Le nostre preghiere hanno ricevuto una risposta". Punto. Solo in un secondo tempo il primo ministro ha avvertito l’opportunità di aggiungere in quali circostanze era sparita Emily. "Una piccola bambina – aveva precisato – è stata portata via dalla sua casa e tenuta prigioniera per quasi sette settimane". I nostri pensieri e le nostre preghiere – è stata a sua conclusione – sono per tutti gli ostaggi di Gaza, ma noi abbiamo seguito con particolare attenzione la sorte di Emily, che ha la doppia cittadinanza israeliana e irlandese".

La reazione israeliana è stata immediata e furiosa. Rivolgendosi a Varadkar In un post su “X” (l’ex Twitter) il ministro degli Esteri di Gerusalemme, Eli Cohen, ha scritto: "Sembra che lei abbia perso la sua bussola morale e che abbia bisogno di un confronto con la realtà. Emily e più di altri 30 bambini israeliani sono stati presi in ostaggio da Hamas, e lei sta cercando di legittimare e di normalizzare il terrorismo. Si vergogni".

Cohen ha quindi annunciato di aver convocato l’ambasciatore irlandese in Israele "per un rimprovero" a seguito delle "parole oltraggiose" di Varadkar. Il premier si è visto bollare come "politico e antisemita irlandese" sulla sua pagina di Wikipedia, che poco dopo è però tornata al testo precedente. Benny Gantz, membro del gabinetto israeliano di guerra, sempre su “X” fa notare che "Emily non si è persa. È stata brutalmente rapita e tenuta in ostaggio dai terroristi di Hamas". Eylon Levy, portavoce del governo di Gerusalemme, ha twittato: "È come se (Varadkar) descrivesse una bimbetta che si è perduta in una passeggiata in una foresta e che poi viene ritrovata da un escursionista e non una piccola rapita da squadroni della morte che hanno brutalmente massacrato le persone che le stavano vicino. Questo spiega la portata del contributo dell’Irlanda alla situazione: preghiere".