Roma, 22 agosto 2021 - Ancora persone accalcate e aggrappate alle speranza. E bambini, inconsapevoli, al centro della tragedia. Sono immagini estreme quelle che continuano ad arrivare dall'aeroporto di Kabul, da dove migliaia di afghani cercano di fuggire dopo la riconquista dell'Afghanistan da parte dei talebani. Proseguono infatti le operazioni di evacuazione e, secondo quanto si apprende, solo oggi sarebbero almeno sette le persone morte nella calca intorno allo scalo. Proprio ieri l'ambasciata degli Stati Uniti aveva sconsigliato ai propri connazionali di recarsi all'aeroporto a causa di "potenziali minacce alla sicurezza".

Madri afghane lanciano i figli oltre il filo spinato

Fuoco amico sulla Casa Bianca. Lo spettro di una rimozione lampo

In questo quadro, i media locali lanciano l'allarme: sempre più bambini si stanno perdendo e scompaiono nel caos. Non si dimenticano le immagini del bimbo lanciato oltre il filo spinato e passato, fra la folla, a un marines americano perchè si prendesse cura di lui. Una storia a lieto fine che però continua a ripetersi.

Talebani: "Caos e morti all'aeroporto sono colpa degli Stati Uniti"

L'emittente 'Ariana' ha raccontato, infatti, di una famiglia di Kabul che si sta prendendo cura di un bambino rimasto incastrato nel filo spinato e che, nonostante gli sforzi, non è ancora riuscita a rintracciare i suoi genitori. Il piccolo, di circa 6 anni, ha dichiarato che la sua famiglia si era recata all'aeroporto nel tentativo di fuggire dal Paese. Apparentemente, suo padre dovrebbe essere caduto tra la folla e da quel momento in poi il bambino ha perso i contatti con entrambi i genitori.

Soldati che coccolano i bimbi. Sotto la divisa vince l’umanità

Fiumicino, la polizia gioca con i piccoli afghani

Caos all'aeroporto di Kabul (Ansa)

Grecia completa muro di 40 km: barriera per migranti afghani

Pentagono ordina aiuti a compagnie aeree

In queste ore sono diversi i giornalisti locali che riferiscono di diverse persone che stanno postando foto di bambini scomparsi all'aeroporto. Ma, da circa una settimana, all'aeroporto si Kabul, si continua ad assistere a ripetute scene caotiche verso l'unica via di fuga. E' stato allora il Pentagono, come era emerso nelle scorse ore da alcune indiscrezioni giornalistiche, ad annunciare l'avvio di un programma di emergenza che obbliga le compagnie aeree civili a mettere a disposizione del governo alcuni dei loro velivoli, per aiutare le operazioni di evacuazione a Kabul. Gli aerei coinvolti saranno una ventina.

Il Pentagono ha quindi spiegato di aver richiesto per ora complessivamente 18 aerei per un periodo di una-due settimane a sei compagnie: American Airlines, Delta Air Lines, United Airlines, Hawaiian Airilines, Atlas Air Worldwide, Omni Air Intenational. Ma il numero di velivoli richiesti potrà aumentare se necessario. Questi aerei dovranno essere messi subito a disposizione del governo ma non dovranno volare sui cieli di Kabul. Aiuteranno invece a trasportare negli Usa e in Europa (Germania, Italia, Spagna e altri Paesi) le persone evacuate che a bordo di aerei militari arrivano nelle basi Usa in Medio Oriente, quelle di Qatar, Bahrain ed Emirati Arabi sempre più gremite.

Cos'è il craf

Il programma straordinario che attiva la Civil Reserve Air Fleet (Craf) risale a 70 anni fa. Fu creato infatti nel 1952, in piena Guerra Fredda, in seguito al ponte aereo di Berlino del 1948-49, quello organizzato dalle potenze occidentali per aiutare i cittadini di Berlino Ovest rimasti isolati dal blocco delle vie di comunicazione messo in atto dall'Unione Sovietica.

Leggi anche: 

"Frustati dai talebani perché indossiamo i jeans". La denuncia dei giovani afghan

Strazzari: "Avanti senza gli Usa, ma attenti a Putin"