Lunedì 22 Luglio 2024
FEDERICO MAGNI
Esteri

Muore sul K2, gli altri alpinisti lo scavalcano per arrivare in vetta

Un portatore pakistano cade per un crollo del ghiacciaio e rimane senza ossigeno. Ma nessuno lo soccorre: l’uomo è rimasto agonizzante per ore

La scalata al K2

La scalata al K2

La vetta a qualsiasi prezzo, anche a costo di scavalcare un uomo in fin di vita. La logica che ha portato migliaia di persone a farsi avanti anche fra i corpi degli alpinisti deceduti nel tentativo di raggiungere l’Everest, da qualche anno è arrivata anche sul K2, la seconda montagna più alta della terra, più tecnica e pericolosa degli altri ottomila.

La corsa al turismo d’alta quota delle spedizioni commerciali è passato all’assalto del colosso del Karakorum di 8.611 metri, con la sua scia di polemiche, code di turisti alpinisti, bombole di ossigeno, portatori e affollamento in zone troppo pericolose. Lo si è visto ancora una volta nei giorni scorsi, quando alcune immagini e video dell’assalto finale alla vetta hanno iniziato a fare il giro del mondo, come avviene in questo periodo dell’anno fra la comunità alpinistica.

Cosa è successo sul K2

Era il 27 luglio quando, a circa ottomila metri, centinaia di scalatori si sono messi in coda in uno dei punti più letali della montagna, il celebre Collo di Bottiglia, sotto la minaccia costante di un seracco grande come un palazzo e poi sul tremendo traverso che aggira quel monumento di ghiaccio. Si vedono gli scalatori assicurati a una corda, risalire lentamente con le loro maniglie jumar e scavalcare il corpo di un uomo con la tuta gialla e nera.

Chi è la vittima

Il suo nome è Muhammad Hassan, ed era un portatore pakistano. Poco prima, probabilmente a causa di un crollo di ghiaccio, era caduto in quel punto, aveva colpito una roccia e danneggiato la sua maschera dell’ossigeno. Ferito e senza ossigeno non era più in grado di continuare, ma nemmeno di scendere. É in quel momento che la spietata logica della vetta a tutti i costi ha avuto il sopravvento sull’etica alpinistica. Qualcuno fra i portatori nepalesi presenti sulla montagna l’ha issato sul percorso affacciato sul baratro, ma nessuno ha cercato di salvare veramente Hassan riportandolo in basso.

È rimasto agonizzante per ore

È rimasto agonizzante per ore legato a quella corda e poi è morto. Gli alpinisti diretti alla vetta hanno continuato il loro tentativo scavalcandolo e hanno festeggiato l’arrivo in cima. “Non so come non ci sia stato alcun tentativo di soccorrerlo, anche se si trovava in un posto molto complesso, proprio sul sentiero nel mezzo della traversata sotto il Grande Seracco”, ha detto l’alpinista Luis Soriano al sito Explorersweb. “Le persone dovevano letteralmente saltargli sopra mentre si dirigevano verso la vetta. Sono passato da quel posto il giorno seguente e il corpo era lì. Una tragedia”.