K2, una foto della montagna, ancora inviolata nella stagione invernale (foto Ansa)
K2, una foto della montagna, ancora inviolata nella stagione invernale (foto Ansa)

Milano, 10 gennaio 2019 - Prima o poi il gigante si lascerà conquistare. Ormai l’assedio al K2 è iniziato e difficilmente passerà inverno senza che nessuno proverà a salirlo. La montagna che si erge imponente sul confine fra Pakistan e Cina, con i suoi 8.611 metri, infatti, non si è mai concessa agli alpinisti che la corteggiano nella stagione più fredda ed è rimasto l'ultimo colosso di ottomila metri ancora a resistere. Le altre tredici montagne più alte della terra sono state tutte salite anche nelle condizioni più impossibili. “È solo questione di tempo” disse Simone Moro, l’alpinista bergamasco, specialista delle grandi invernali sugli ottomila, che nonostante la sua grande esperienza finora si è tenuto alla larga dal colosso conquistato per la prima volta dagli italiani nel 1954. I più quotati per il successo  sembravano gli alpinisti polacchi della grande spedizione guidata da Krzysztof Wielicki che l’anno scorso però fallirono, senza aver portato a termine un vero tentativo (se non quello in solitaria di Denis Urubko “ospite” della spedizione) e si sono già dati appuntamento per il 2020 ai piedi della montagna. Nelle prossime settimane ci proveranno invece i russi, con il capospedizione Vassily Pivtsov, kazako, e Artem Brown. Una squadra ridotta, anche per il budget, e con pochissime risorse rispetto a quella dello scorso anno e della quale fanno parte alpinisti come Roman Abildaev, Konstantin Shepelin e i kazaki Tursunali Aubalcirov e Dimitri Muraviov. 

Sembra che una volta alle prese con la montagna sceglieranno di seguire lo Sperone Abruzzi, la via dei primi salitori. 

Ai piedi del K2 arriverà presto anche il basco Alex Txikon, il conquistatore del Nanga Parbat in inverno nel 2016 in cordata con Simone Moro e il pakistano Ali Sadpara (con l’italiana Tamara Lunger che si fermò a 70 metri dalla cima). Txikon percorrerà il trekking lungo il ghiacciaio del Baltoro nei prossimi giorni e affronterà la salita con un gruppo di sherpa nepalesi, alpinisti a tutti gli effetti e non portatori. L’intenzione iniziale era quella di provarci lungo una via differente, (quella degli americani), ma come hanno dimostrato i precedenti tentativi tutto potrebbe cambiare in corso d’opera. 

A proposito di Nanga Parbat invece, il laziale Daniele Nardi (un altro protagonista dei lunghi assedi invernali alla cima pakistana di 8.125 metri) è già avanti con i lavori: il suo obiettivo è la "prima" sull’inviolato sperone Mummery che ha già tentato a più riprese negli anni scorsi. Con lui c’è il fuoriclasse inglese Tom Ballard (figlio di  Alison Hargreaves, morta sul K2 nel 1995), per la prima volta alle prese con un ottomila e i pakistani Rakmat Ullah Bege Karim Haiat. Hanno già affrontato in modo positivo la fase di acclimatazione fino ai piedi dello sperone e ora sono tornati al campo base. 

Per quanto riguarda Simone Moro invece, l’alpinista bergamasco si sta allenando in Nepal, sul Mera Peak, con l’obiettivo poi di spostarsi al Manaslu (8.156 metri) in compagnia di Pemba Gelje Sherpa per tentare la salita invernale.