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17 giu 2022

Julian Assange sarà estradato negli Usa. Il caso Wikileaks e la parabola del suo fondatore

Via libera della Gran Bretagna. Negli Stati Uniti è accusato di spionaggio dopo la diffusione nel luglio 2010 dei documenti confidenziali sulle operazioni della coalizione internazionale in Afghanistan

17 giu 2022

Londra, 17 giugno 2022 - Via libera per l'estradizione negli Stati Uniti di Julian Assange. La ministra dell'Interno del Regno Unito, Primi Patel, ha firmato l'ordine di estradizione dell'attivista australiano, detenuto nel carcere londinese di Belmarsh. Assange, attraverso la piattaforma online Wikileaks, ha contribuito a diffondere documenti riservati, fra cui quelli contenenti anche informazioni su crimini di guerra commessi dalla forze americane in Iraq e Afghanistan e per cui, sotto l'accusa di spionaggio, è stato giudicato negli Usa e condannato a una pena pesantissima. "Un giorno buio per la libertà di stampa" ha commentato Wikileaks.

Julian Assange (Ansa)
Julian Assange (Ansa)

Assange, 51 anni il prossimo 3 luglio, inseguito da Washington da oltre 10 anni, non verrà comunque consegnato agli Stati Uniti immediatamente. Ha infatti ancora 14 giorni di tempo per tentare un ultimo appello, contro l'adeguatezza del provvedimento ministeriale, di fronte alla giustizia britannica; nel caso di un rigetto (pressoché scontato), Assange avrebbe ancora poi la possibilità di provare a rivolgersi pure alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, organismo che fa capo al Consiglio d'Europa di cui il Regno Unito fa tuttora parte.

Julian Assange e Wikileaks

Registrato nel 2006, Wikileaks inizia la sua attività l'anno dal 2007. Assange garantisce alle sue fonti la massima protezione informatica possibile e il sito inizia a pubblicare informazioni riservate e documenti segreti che mettono in imbarazzo i governi di mezzo mondo. Nei dieci milioni di 'leak' diffusi dal sito, che collabora con dissidenti da ogni angolo del pianeta, verranno messe in luce la repressione cinese della rivolta tibetana, le purghe contro l'opposizione in Turchia, la corruzione nei Paesi arabi, le esecuzioni sommarie compiute dalla polizia keniota.

Il principale bersaglio di Assange sono però gli Stati Uniti. La prima volta che Wikileaks cattura l'attenzione della stampa internazionale è nel 2007, quando viene pubblicato il manuale per le guardie carcerarie di Guantanamo. A luglio del 2010 70 mila documenti confidenziali sulle operazioni della coalizione internazionale in Afghanistan vedono la luce grazie al lavoro congiunto di Wikileaks e alcune delle più prestigiose testate mondiali: il New York Times, il Guardian, Der Spiegel, Le Monde ed El Pais. Ad aver reso possibile la colossale fuga di notizie è un militare statunitense, Bradley Manning (Chelsea Manning, dopo l'operazione per cambiare sesso), che gira ad Assange 700 mila documenti classificati. Condannata a 35 anni, Manning sarebbe poi uscita di prigione il 17 maggio 2017, dopo che l'allora presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, aveva commutato la sua pena.

Alla fine del 2010 iniziano i guai di Assange con la legge, e non per la pubblicazione di segreti di Stato. Il 18 novembre la magistratura svedese lancia un mandato di cattura europeo contro il fondatore di Wikileaks, denunciato per stupro da due donne svedesi per fatti avvenuti nell'agosto 2010. Inizia così una lunga vicenda giudiziara che lo vede protagonista fra Londra, Svezia e il consolato dell'Ecuador nella capitale britannica, dove Assange si rifugia. il 23 maggio 2019 il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aggiunge 17 capi d'accusa a quello già spiccato per pirateria informatica, in virtù delle leggi antispionaggio. Accusato di aver messo in pericolo la vita di agenti e soldati Usa, ora Assange rischia 175 anni di prigione.

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Stella Morris, avvocata sudafricana specialista in diritti umani che ha dato due figli a Julian Assange durante gli anni del suo asilo nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra e lo ha poi sposato nei mesi scorsi nel carcere londinese di Belmarsh, condanna all'unisono con WikiLeaks il via libera all'estradizione dell'attivista e giornalista australiano negli Usa. "Chiunque in questo Paese abbia a cuore la libertà di espressione, dovrebbe vergognarsi profondamente. Julian non ha fatto nulla di sbagliato, è un giornalista ed editore punito per aver fatto il suo dovere. Secondo Morris, comunque, anche se "la strada verso la libertà di Julian si fa lunga e tortuosa", la battaglia"non finisce qua": a partire "dall'appello che riproporremo all'Alta Corte" di Londra e dall'organizzazione di proteste di piazza.

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