Pechino, 5 gennaio 2021 - Jack Ma è "sotto supervisione". Il miliardario cinese co-fondatore di Alibaba che da due settimane non si fa più vedere in pubblico, cioè da quando, a fine ottobre, il suo impero tecnologico è finito nel mirino delle autorità cinesi per il caso della mega Ipo di Ant Group, la fintech della sua multinazionale.

Secondo il quotidiano di Hong Kong "Asia Financial Times", citando il "Quotidiano del popolo", organo ufficiale del Partito comunista cinese, il miliardario è "sotto supervisione in una località sconosciuta", e il governo gli avrebbe "consigliato" di non lasciare la Cina. Quindi in pratica tradotto in: potrebbe essere stato arrestato o essere gli arresti domiciliari. 

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L'imprenditore di recente aveva criticato le autorità regolatorie ed il sistema bancario cinesi, a cui aveva fatto seguito la vicenda di Ant Group, l'affiliata finanziaria di Alibaba che poco prima di essere quotata in borsa, venne bloccata da Pechino con una nuova legge che obbligava i big dell'online a eliminare dalle proprie piattaforme le attività bancarie. Un'operazione del valore di 37 miliardi di dollari, la più grande della storia del suo genere, che naufragava a 48 ore dalla doppia quotazione a Hong Kong e Shanghai, dopo un'esplicita segnalazione del presidente Xi Jinping, secondo una ricostruzione del Wall Street Journal.

Xi e i vertici del Partito comunista cinese non avevano gradito le aspre critiche che Ma aveva pronunciato ad un evento del 24 ottobre a Shanghai: "La Cina non ha un rischio finanziario sistemico semplicemente perché non ha un sistema, e questo è il rischio". E il vantarsi del livello record dell'Ipo di Ant prezzata addirittura lontano da New York, aveva rincarato l'attacco alle banche cinesi, accusate di operare "con mentalità da banco dei pegni", quando invece "la buona innovazione non ha paura delle regole, ma di regole antiquate". 

L'account Twitter di Ma non è aggiornato dal 10 ottobre, e lui, atteso per la registrazione della finale di 'Africa's Business Heroes', concorso televisivo per imprenditori in erba del continente africano con in palio un assegno da 1,5 milioni di dollari, nell'occasione era stato sostituito da un dirigente di Alibaba.

Jack Ma in realtà non è più parte del consiglio d'amministrazione di Alibaba, si è dimesso da presidente esecutivo nel 2019, ma è tuttavia il principale azionista, detenendo il 5 per cento per un valore di 25 miliardi di dollari. Una quota decisiva. Fonti finanziare citate dall'Ansa fanno notare che comunque Alibaba è al centro di indagini antitrust per presunte pratiche monopolistiche e "uscire dalla luce dei riflettori è la mossa più prudente che si possa fare".

Inoltre  il magnate cinese negli Stati Uniti è incappato nella ricerca di voti del presidente Usa in uscita, Donald Trump, che ha da poco tempo approvato un decreto esecutivo che impone alle aziende cinesi quotate di rispettare e seguire i principi contabili nazionali e l'audit americano, ovvero la verifica della correttezza dei dati di bilancio e delle procedure di un'azienda.

In Cina il partito comunista ha sempre tenuto d'occhio grandi capitani d'impresa cinesi, temendo la loro influenza, e Ma, miliardario carismatico e noto 'visionario' della tecnologia con un potere ormai mondiale, è sempre più nel mirino di una manovra anti-monopolistica contro i giganti hi-tech cinesi, richiesta dallo stesso Xi. Il presidente cinese di recente ha ribadito che il 2021 sarà l'anno della regolamentazione antitrust. Xi così è intervenuto in prima persona per fermare Ma, iscritto al Partito Comunista e da lui stesso premiato il ruolo di innovatore nella crescita cinese, che comunque non può permettersi di porsi "al di sopra" del partito, ritenedo di essere al riparo da eventuali procedimenti disciplinari e giudiziari.